Anni fa la Corte di Giustizia europea pretese di darci indicazioni su come etichettare la cioccolata, eccellenza nazionale. Ora la Corte europea dei diritti dell’uomo vuole insegnarci come combattere la mafia. È il sovranismo ultranazionale. Il carcere duro per mafiosi e terroristi? Zero benefici in carcere? Roba vecchia, non rispetta i diritti umani e l’ondata di buonismo del terzo millennio. Certo, tutto ciò non è scritto nero su bianco, ma lo si deduce dalla decisione della Corte di Strasburgo che ha respinto il ricorso dell’Italia contro la sentenza che rende inammissibile la rete dei benefici (permessi e lavoro esterno) a chi sconta il "fine pena mai", il cosiddetto ergastolo ostativo, nei confronti di esponenti delle cosche e del terrorismo.

L’orientamento di Strasburgo può essere condivisibile nel valutare l’obiettivo della riabilitazione e della reintegrazione sociale. Ma non tutti i detenuti sono uguali. E il fenomeno mafioso soprattutto è una peculiarità italiana che racchiude un mondo di sangue e terrore, che contempla boss e stragisti per i quali il concetto di pietà giudiziaria va usato al minimo. Ci sono criminali che negli anni si comportano bene, forse si ravvedono, ma se scontano la pena fino in fondo, senza benefici né fuori né dentro al carcere, non è un affronto all’umanità.

Spesso la Giustizia si dimentica di considerare che le vittime e i loro familiari non possono usufruire di alcun beneficio. Sono condannati alla sofferenza e al silenzio. A vita, senza sconti. Chissà se la Grande Camera europea sa che l’abolizione del carcere duro fu l’oggetto del ricatto fallito di Salvatore Riina per fermare le stragi di mafia? La Cassazione ha appena respinto gli arresti domiciliari per Giovanni Brusca, il macellaio dei corleonesi a cui sono addebitati 150 omicidi, lo scioglimento nell’acido del piccolo Giuseppe Di Matteo e il massacro di Capaci dove morirono Giovanni Falcone, la moglie, la scorta. Saggia decisione. Fu proprio Falcone a concepire il 41 bis. Era un uomo giusto, attento ai diritti umani. Ora l’indignazione della politica è trasversale. E se verrà davvero cancellato l’automatismo del carcere duro resta la discrezionalità dei singoli giudici. Facciamoci il segno della croce.