L'arresto di Giovanni Brusca, avvenuto a Palermo il 21 maggio 1996 (Ansa)
L'arresto di Giovanni Brusca, avvenuto a Palermo il 21 maggio 1996 (Ansa)

Roma, 7 ottobre 2019 - Giovanni Brusca resta in carcere. Lo ha deciso la Cassazione che ha rigettato la richiesta di domiciliari avanzata dai suoi legali. Il pentito di mafia continuerà dunque a scontare la sua pena a Rebibbia.

Condannato per la strage di Capaci, Brusca si era visto negare la scarcerazione già nel marzo scorso. E proprio contro questa decisione era giunto il ricorso degli avvocati del boss di Cosa Nostra, diventato poi collaboratore di giustizia. La Procura generale, dal canto suo, aveva espresso parere negativo, mentre erano insorti i parenti delle sue vittime. "Con la sua decisione la Cassazione ha dato una risposta alla richiesta di giustizia dei tanti cittadini che continuano a vedere nella mafia uno dei peggiori nemici del nostro Paese", ha dichiarato la sorella di Giovanni Falcone, Anna, che in precedenza si era espressa contro l'eventuale concessione dei domiciliari. "Mi limito a citare la motivazione del provvedimento in cui il tribunale di sorveglianza di Roma ha negato la scarcerazione - aveva detto prima della decisione dell'Alta Corte -. Testualmente ha scritto che non si ravvisava in Brusca 'un mutamento profondo e sensibile della personalità tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civile'".

La sorella del magistrato, ucciso nel 1992 dal tritolo di Cosa Nostra insieme alla moglie e agli uomini della scorta, aveva anche sottolineato come, per effetto delle norme sulla collaborazione, Brusca "oltre ad evitare l'ergastolo per le decine di omicidi commessi, ha usufruito di 80 permessi: la sua spietatezza e il controverso percorso nel collaborare - ha concluso - lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici".

In effetti Brusca, che oggi ha 62 anni, è ormai arrivato in vista del traguardo del fine pena: calcolando i tre mesi sottratti per ogni anno di detenzione scontato, la scadenza dei trent'anni dovrebbe arrivare a novembre 2021. Il suo avvocato Antonella Cassandro ha comunque fatto sapere che non intende mollare. "Non rifarebbe quello che ha fatto, ma indietro non si può tornare. Giovanni Brusca in questi anni è passato attraverso un cambiamento importante, un ravvedimento c'è stato, lo attesta anche la magistratura di sorveglianza oltre che la Procura nazionale antimafia. Non parlo di pentimento che è una categoria morale, ma di cambiamento sì", aveva detto nel pomeriggio prima del verdetto dell'Alta Corte.