Giorno dopo giorno è sempre più chiaro che Mario Draghi ha come obiettivo primario la vaccinazione di massa il più presto possibile. Lo si è visto nelle ultime ore con due mosse: la ferma presa di posizione sui vaccini con la Commissione europea e la sostituzione alla guida della Protezione civile di Angelo Borrelli con Fabrizio Curcio. Borrelli, bravissima persona, aveva esperienza contabile e aveva dovuto cedere le armi a Domenico Arcuri. Curcio è un vigile del fuoco specialista in emergenze e questo lascia supporre un progressivo depotenziamento della struttura di Arcuri.

Né si può escludere una conversione italiana alla linea inglese (una prima dose per il maggior numero di persone) o che si arrivi perfino all’approvazione urgente da parte dell’ Agenzia italiana del farmaco di vaccini ancora non autorizzati dall’Agenzia europea, come suggerito ieri dall’ex direttore generale di Aifa, Luca Pani, sulla base di una norma del 2006.

Draghi deve muoversi su un binario molto stretto, mentre i contagi risalgono e i colori si accendono. Da un lato il rischio di nuove chiusure come quella delle scuole paventata ieri dal direttore generale della Prevenzione Gianni Rezza. Dall’altro la riapertura di cinema e teatri dal 27 marzo nelle zone gialle annunciato dal ministro Franceschini, nell’entusiasmo del settore, mentre Salvini e Zingaretti si scontrano sulla possibile riapertura serale dei ristoranti.

Le opinioni politico-sanitarie sono influenzate dalle turbolenze successive al completamento dell’assetto di governo con la nomina dei sottosegretari. Il Pd – che aveva soddisfatto le tre correnti con altrettanti ministri – ha dovuto rinunciare ad avere sottosegretari in un posto simbolico come l’Interno e ha ceduto con fortissimo imbarazzo l’Editoria a Forza Italia di Berlusconi. Salvini, spiazzato dalla scelta di ministri ‘dialoganti’ nella Lega, è stato risarcito con suoi uomini all’Interno, all’Agricoltura (a dispetto dei rispettivi ministri) e all’Economia. Il PD è lacerato per il sacrificio di pedine importanti come Misiani all’Economia e Zampa alla Salute: uno schiaffo a Prodi, quest’ultimo. Il M5s ha rinunciato a un uomo importante come Buffagni, mentre la sensatissima apertura “moderata e liberale” di Di Maio ha divaricato ancora di più un movimento che può essere ricompattato solo con l’urgente chiamata al vertice di Giuseppe Conte. Il caos nasce dalla svolta europeista di Salvini. I suoi nemici hanno fatto di tutto per tenerlo fuori dal governo. Lui è entrato ed è deciso a contare, pur nel recinto costruito da Draghi. E questo si vedrà ogni giorno.