Sono giorni intensi per i Cinquestelle, dopo l’emergere del pasticcio sui rimborsi all’Europarlamento e quello legato ai mancati o contestati versamenti delle quote da parte di alcune figure di punta. Adesso arriva il caso di un candidato massone e soprattutto arrivano altri pasticci sui soldi; stavolta si parla di bonifici farlocchi. Il candidato premier Luigi Di Maio ha reagito duramente (anche se alcune accuse lo riguardano direttamente) ma par di capire che la burrasca potrebbe non essere di quelle passeggere.

Finora i simpatizzanti grillini hanno perdonato molto ai vertici del movimento, e l’alto livello di consenso registrato dai sondaggi nonostante i disastri amministrativi in mezza Italia sta a dimostrare l’impermeabilità del giudizio dei militanti rispetto alla realtà dei fatti, ma stavolta si parla di soldi, e quando ci sono di mezzo i soldi il discorso spesso cambia. Il mantra Cinquestelle è sempre stato “noi siamo diversi dagli altri”; se dovesse passare il messaggio che tanto diversi poi non sono, il piano inclinato della delusione sarebbe dietro l’angolo. Resterebbe solo la disillusione, anticamera di ogni Vaffa. E chi di Vaffa ha colpito, di Vaffa potrebbe finire.