Roma, 12 febbraio 2018 - La bufera sui rimborsi elettorali continua. Anzi, quella che doveva essere la bandiera del Movimento 5 Stelle 'noi siamo quelli che restituiamo parte dello stipendio',  è ormai diventato un boomerang. Il caso è scoppiato dopo un servizio delle Iene (bloccato dalla par condicio, ma uscito online) che sbugiarda il sistema di rendicontazioni di alcuni parlamentari grillini.

I FURBETTI - I primi ad essere tirati in ballo sono stati i parlamentari uscenti (ora capilista) Andrea Cecconi e Carlo Martelli per un totale di circa 100mila euro di bonifici farlocchi, ma i furbetti dei rimborsi potrebbero arrivare a dieci. Lo ho ha rivelato il servizio delle Iene che ha sentito una fonte anonima secondo al quale "sarebbero parecchi quelli che hanno falsificato i bonifici". Di Maio ha scelto la linea dura, dicendo che "Cecconi e Martelli sono già fuori" e che lo stesso destino (cioè l'espulsione) toccherà anche agli altri grillini non in regola. "Le mele marce  le trovo e le metto fuori", ha detto ieri  il leader M5S in tour elettorale in Campania, ribadendo anche di aspettare il resoconto del Mef per avere un quadro più preciso del caso.  
Secondo la ricostruzione, Cecconi avrebbe fatto undici bonifici farlocchi e Martelli venti per un totale di ‘ammanchi’ di 21mila euro per il primo  e 76mila per il secondo. Il metodo era quello di postare i bonifici sul sito tirendiconto.it, salvo poi revocarli evitando di farseli addebitare. Un metodo che – secondo la fonte delle Iene – potrebbe essere stato seguito da altri stellati. La trasmissione tv di Italia 1 nella sua anticipazione mette in dubbio anche la correttezza nelle rendicontazioni di Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella.  Quest'ultimo che nel video era apparso nervoso, ieri si è autosospeso e ha spiegato tutto via Facebook: "Lo faccio per tutelare anche la mia serenità personale e familiare. Relativamente agli ultimi due mesi di novembre e dicembre avevo fatto una leggerezza: avevo revocato i due bonifici". Anche la Lezzi, nella serata di domenica dopo il servizio pubblicato online, ha scritto un post per chiarire la sua posizione: "Andrò in banca per farmi rilasciare la documentazione che accerta che tutti i bonifici che ho effettuato in questi anni non sono stati revocati". Si vedrà. Intanto sotto la lente per presunte irregolarità finiscono anche altri big del Movimento: Danilo Toninelli, Carlo Sibilia, Vito Crimi e Mario Giarrusso. Il senatore siciliano, però, ha negato: "I miei rimborsi sono regolari".

IL BUCO - Mentre Di Maio continua i controlli a tappeto, la questione del "buco" tra quanto versato dal M5S e quanto certificato dal ministero dello Sviluppo economico tiene banco. Il buco sarebbe più alto dei 226mila euro rivelati da diversi organi di stampa. Nel fondo delle piccole e medie e imprese Di Maio ha rivendicato 23,41 milioni di euro di rimborsi restituiti, ma il Mise ne ha certificati soltanto 23 milioni e 192mila. Come mai questo "buco"? All'inizio Di Maio ha parlato soltanto di un problema di contabilizzazione (mancavano i bonifici di gennaio e febbraio, ndr), tant'è che lui stesso si è trovato a fare bonifici last minute con valuta 9 febbraio per mettersi in pari, minimizzando il problema. Ma, nel corso degli ultimi giorni, la situazione ha preso ben altra piega. 
Come ha sottolineato Riccardo Nuti, grillino fuoriuscito dal M5S a marzo, che in tanti, benché fuori dal M5S,  ancora versano parte del loro stipendio al fondo delle pmi. Nuti l'ha scritto chiaramente su Facebook facendo capire, senza troppi giri di parole, che il "buco" stimato è molto più grande:  "Nonostante l’allontanamento dal M5S abbiamo restituito le eccedenze al fondo per le Pmi... quasi 20mila euro da gennaio 2017". 

VERIFICHE A TAPPETO. Da qui, sono partite ulteriori verifiche e - come trapela da fonti M5S - il "buco" potrebbe superare anche il milione di euro. Come si arriva a questa cifra? Dai primi riscontri, pare che anche alcuni consiglieri regionali ed europarlamentari abbiano versato i rimborsi proprio su quello stesso conto delle pmi e, dai calcoli fatti, i vertici sottolineano che "mancano più soldi di quanto affermato dalla stampa". Secondo i primi calcoli fatti dall'Adnkronos, ad esempio, i 5 Stelle dell'Emilia Romagna avrebbero versato ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Il totale delle tre Regioni sarebbe di 516.361, soldi dunque che non sarebbero stati elargiti da deputati e senatori. A questi si aggiungono circa 600mila degli eurodeputati e i soldi dei fuoriusciti come Nuti (che comunque continuano a versare al fondo delle pmi). Anche considerando i 97mila euro restituiti da Cecconi e Martelli, insomma, mancherebbero comunque parecchi milioni all'appello. 

GRILLO IN CAMPO. Di Maio ha chiuso la polemica, promettendo espulsioni a raffica per i furbetti dei rimborsi, ma intanto nel caos è tornato in campo Beppe Grillo. Stasera, alle 1830 a Torre del Greco, sarà sul palco con il capo politico.  Un modo per aiutarlo a lanciare la campagna elettorale, partita con parecchi inciampi? Può essere. Anche perché, al di là di rimborsopoli, pure il caso dei candidati 'non idonei' al M5S sta imbarazzando e non poco gli stellati.

MASSONE-GATE. L'ultimo è quello dell'avvocato quarantenne Catello Vitiello, candidato a Castellamare di Stabia all'uninominale. Come rivelato dal Mattino, l'avvocato era iscritto al Grande Oriente d'Italia, una 'macchia' per chi decide di candidarsi nel M5S. Ma anche qui per Di Maio la questione si è complicata. Il M5S ha diffidato Vitiello dall'uso del simbolo, lui ha replicato che non vuole ritirarsi e di proseguire la sua corsa. Di Maio, esasperato dall'ennesimo braccio di ferro, ha dovuto ribadire la linea: "Gli abbiamo inibito l'utilizzo del simbolo e, quindi, per noi è game over. I cittadini sanno che nel movimento non si fanno sconti a nessuno e sarà sempre una garanzia per gli italiani quando ci voteranno. Vale per tutti, ma soprattutto - ha concluso Di Maio - per chi non ci dice la verità".