Roma, 11 febbraio 2018 - «E' solo un problema di contabilizzazione, mancano i bonifici di restituzione degli ultimi mesi». Luigi Di Maio rivendica i 23,41 milioni di euro di rimborsi restituiti al Fondo per le piccole e medie imprese e minimizza il cosiddetto «buco» di 226mila euro che emerge dalla certificazione fatta dal ministero dello Sviluppo di 23,19. A sentire il fuoriuscito Riccardo Nuti, l’ammanco potrebbe essere anche maggiore. Insomma, una grana per il capo politico che si è messo in pari con le restituzioni dei rimborsi con bonifici last minute il 9 febbraio. Intanto, vista forse le difficoltà in cui versa il Movimento, domani tornerà in campo Beppe Grillo, sul palco con Di Maio a Torre del Greco. 

Secondo il Mise dai rendiconti dei parlamentari M5S che restituiscono parte del proprio stipendio, mancano oltre 200mila euro che potrebbero scendere a 136mila se i parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli restituiranno i 90mila euro per i quali rischiano il posto. Mentre Cecconi e Martelli sono vicini all’espulsione, il clima nel M5S è da caccia alle streghe. Oggi il servizio delle Iene dovrebbe provare le ‘astuzie’ dei furbetti e, al di là del fatto che lo scoop forse non andrà in onda per la par condicio e sarà pubblicato online, il rischio che venga fuori qualche altro scandalo c’è. Di Maio sta facendo controlli serrati e si è messo in pari coi bonifici: su Tirendiconto.it risultano quelli di novembre e dicembre con data di valuta 9 febbraio. A creare altro scompiglio c’è Riccardo Nuti, deputato stellato fino al marzo scorso: «Nonostante l’allontanamento dal M5S abbiamo restituito le eccedenze al fondo per le pmi... quasi 20mila euro da gennaio 2017. Pertanto la differenza fra rendicontazioni e quanto bonificato non è di 226mila euro, ma di 245mila». In più, una postilla: «I regionali dell’Ars stranamente non rendicontano sullo stesso sito come gli altri...». Un’altra grana? Di certo c’è quella dell’assegno di fine mandato. I parlamentari M5S devono restituirlo, ma c’è chi mugugna. Un deputato uscente (non ricandidato) spiega che «è una scelta personale. Chi decide di tenersi i soldi si prenderà le sue responsabilità». Lapalissiano. Ma per chi non verrà ricandidato col M5S la tentazione di tenersi l’assegno c’è, soprattutto considerando che sarebbe conteggiato sull’intera indennità da parlamentare, non su quella ‘tagliata’ dalle restituzioni.