Foto: Bulleit Distilling Company
Ormai è facilissimo individuarlo tra le bottiglie che incorniciano il bancone di un cocktail bar e non è affatto necessario visitare i locali più ricercati: il Bulleit è ufficialmente l'american whiskey di maggior successo al mondo, quello più venduto e quello che promette di guidare l'invasione dei distillati statunitensi anche per tutto il 2018. In Italia sono disponibili tutte e tre le versioni realizzate: il classico bourbon, quello invecchiato dieci anni (giunto sul mercato nostrano a fine 2017) e il rye.

Per approfondire: Un nuovo whisky arriva in Italia, ecco il Bulleit Bourbon 10-Year-Old

LA STORIA DI BULLEIT INIZIA CON UNA SCOMPARSA
La Bulleit Distilling Company nasce in anni relativamente recenti, cioè nel 1987, ma la sua storia inizia molto tempo addietro e per la precisione nella prima metà del 1800, grazie ad Augustus Bulleit, proprietario di un bar a Louisville, in Kentucky. Augustus ha origini francesi e conosce piuttosto bene il processo di realizzazione del brandy. Un giorno decide di applicare questa tecnica alla distillazione di un bourbon, cioè un whiskey con una forte percentuale di mais tra gli ingredienti sottoposti a fermentazione, e dopo vari tentativi trova la giusta ricetta: le sue bottiglie iniziano presto a essere richieste, non solo a Louisville. Proprio questo lo spinge, nel 1860, a partire alla volta di New Orleans portandosi dietro alcune decine di botti: non arriverà mai e ancora oggi nessuno sa esattamente in quali circostanze è scomparso.

DA AVVOCATO A DISTILLATORE
Nel 1987 il nipote di Augustus, Thomas E. Bulleit Jr., appende al chiodo la carriera di avvocato per dedicarsi anima e corpo alla distillazione: fonda così la Bulleit Distilling Company e inizia a cercare di ricostruire la ricetta dell'antenato, nonostante manchino documenti che attestino com'era (la ricetta scomparve insieme ad Augustus). Il primo nato della nuova azienda è un bourbon classico, ottenuto però con un'alta percentuale di segale (intorno al 28-30%), che contribuisce al suo caratteristico sapore deciso e speziato. In linea con il desiderio di lavorare sugli aromi della segale, nasce successivamente il rye di Bulleit: il disciplinare statunitense impone che un rye deve avere almeno il 51% di segale, quello di Bulleit ne ha il 95%. Niente mezze misure, insomma. L'ultimo nato è il bourbon invecchiato dieci anni, cioè dai quattro ai sei anni in più rispetto al bourbon classico di questa azienda. Tutte e tre le bottiglie sono ormai facilmente reperibili, vantano una serie di premi internazionali e meritano un assaggio.

Leggi anche:
- Whisky orientali, ecco il trend del 2018
- Irish Whiskey, si prevede un'ascesa nel 2018
- Ecco un rye whiskey che merita attenzione