Seoul, 5 dicembre 2017 - La storia delle donne in un cappotto, l’evoluzione del costume e della società contemporanea nella forma e nel tessuto di un capo-icona del guardaroba femminile, protettivo, utile, bello e trasversale ai ceti e alle età. Un evergreen come il mitico modello 101801 di Max Mara, creato dalla grande Anna-Marie Beretta nel 1981, che racchiude in sé tutta la sapienza di questa azienda che da più di sessant’anni tesse le trame dell’eleganza moderna da Reggio Emilia e a conquistare i sogni delle donne italiane e del mondo intero. Un prodigio di energia, sempre in mano alla famiglia del fondatore il Cavalier Achille Maramotti, coi figli Luigi, Ignazio e Maria Ludovica Maramotti che portano avanti a testa alta e con successo la sfida internazionale che parte dal visionario campus aziendale di Reggio Emilia, da dove nascono tutte le collezioni e da dove trae forza e continuità ogni progetto culturale, per primo quello della Fondazione Maramotti per l’arte conteporanea.

Ora la storia gloriosa di Max Mara e anche la storia delle donne che hanno indossato i suoi capi rivive nella mostra Coats!”, in corso a Seoul in Corea nello spazio di DDP (Dongdaeum Design Plaza) di Zaha Hadid, sotto una immensa cupola dove si sviluppa un racconto interattivo ricco di testimonianze vive ordinate in sette stanze per sette periodi dallo studio di architettura Migliore+Servetto. La mostra in Corea arriva dopo quelle di Berlino nel 2006, Tokyo nel 2007, Pechino nel 2009 e Mosca nel 2011.

Ora Seoul capitale di una nazione che adora lo stile italiano: sette spazi, a partire dallo studio di Achille Maramotti con tanti effetti personali e privati, raccontano il lavoro e l’immaginario di un brand stellare che ha avuto l’intuizione di lavorare fianco a fianco di grandi talenti stilistici senza mai oscurare la forza dell’etichetta Max Mara, una garanzia di qualità e di ecellenza. Tutto questo però non sarebbe stato possibile senza la passione e l’impegno assoluto di Laura Lusuardi, grande Signora della Moda, entrata in azienda a soli diciotto anni e colonna al fianco prima di Achille Maramotti e poi dei figli e di tutte le maestranze, oggi fashion coordinator del Gruppo Max Mara che per prima ha intuito l’importanza di conservare la memoria e la storia, di catalogare tutto, dal filato al tessuto ai disegni, dalle riviste alle foto, fino ai 20mila pezzi che raccontano l’impresa dalla fondazione ad oggi e agli ottomila abiti d’alta moda comprati alle aste e ai vintage in anni e anni di ricerca. Un patrimonio inestimabile conservato in uno spazio suggestivo, un’ex fabbrica di calze dei primi del Novecento sempre a Reggio Emilia dove Laura Lusuardi ha inserito tutti gli arredi ritrovati nei siti del marchio e nei negozi, dai tappeti ai lumi, dai mobili da ufficio alle vecchie macchine per cucire, fino al tavolone dove si sceglievano i tessuti e si disegnavano le collezioni.

«Ho recuperato tutto – racconta Laura Lusuardi – perché il passato ci permette di progettare il futuro. Prima questo sito era solo un deposito ora in quattordici anni di lavoro è diventato un archivio ordinato, industriale e stilistico. Con 600 scatole di tessuti digitalizzati e i 350.000 oggetti per la mostra». «Così salviamo il tessile italiano», continua Laura Lusuardi mentre accarezza le scatole che contengono gli abiti da sera vintage più antichi e delicati, talvolta veri pezzi da museo come il corpetto di perle indossato da Renata Tebaldi o i magnifici mantelli di Balenciaga.