Giovedì 5 ottobre esce nelle sale di mezzo mondo, Italia compresa, l'attesissimo 'Blade Runner 2049', sequel di una pietra miliare del cinema di fantascienza. Cogliamo l'occasione per suggerire alcuni recuperi: ecco i film sci-fiction che ancora oggi segnano la storia di questo genere su grande schermo. In ordine sparso, perché una classifica è impossibile.

2001 – ODISSEA NELLO SPAZIO (1968)
Questo è il classico esempio di film che viene citato per avvalorare la tesi che anche il cinema di genere, nello specifico la fantascienza, può concedersi i temi esistenziali più alti e l'ambizione formale più raffinata. Del resto, dietro la cinepresa c'è Stanley Kubrick, geniaccio indiscusso. La cosa che ancora oggi affascina è che Kubrick volle intenzionalmente fornire agli spettatori più interrogativi che risposte: ci riuscì senza farsi dare del matto, nonostante i venti minuti circa dedicati alle scimmie e al monolite. La storia narra un viaggio nello spazio che è contemporaneamente un viaggio interiore, alla ricerca di una consapevolezza superiore per l'umanità.

ALIEN (1979)
Il secondo film da regista di Ridley Scott è quello che ancora oggi resta un esempio insuperato di fantascienza horror. Complice il contributo dell'artista svizzero H.R. Giger, che si inventa le forme dell'alieno xenomorfo, 'Alien' diventa il paradigma di tutte le pellicole che successivamente mettono in scena l'esplorazione dello spazio come fatto pericoloso e letale. Un immaginario talmente potente da resistere nonostante alcuni sequel discutibili (non il secondo, però, che merita rispetto). La trama: l'equipaggio di un'astronave incappa per caso in una forma di vita aliena, che si rivela essere un prodigioso uccisore di esseri umani.

BLADE RUNNER (1982)

Ancora Ridley Scott, alla sua terza prova dietro la cinepresa. L'idea vincente è quella di partire da un romanzo esistenziale di Philip Dick per mescolare fantascienza e noir, generi che prima di 'Blade Runner' non sembravano così contigui e che invece si rivelano tali. Seguiamo le peripezie di un rappresentante dell'ordine costituito, incaricato di eliminare gli androidi che violano la legge: lavoro reso sempre più difficile dalla progressiva consapevolezza che non si tratta di macchine senza sentimenti. Dietro questa superficie c'è però un profondo ragionamento su cosa ci rende umani, tema enorme ma affrontato con notevole efficacia. Inoltre, 'Blade Runner' stabilisce l'immaginario visivo di quasi tutta la fantascienza cinematografica dei decenni successivi.

STALKER (1979) E SOLARIS (1972)

Il russo Andrei Tarkovsky è l'alfiere di quella che potremmo definire fantascienza filosofica: è lui a cristallizzare l'esempio principe di film dall'andamento narrativo dilatato e ipnotico e che si pongono come esplicite allegorie di temi alti. Nel caso di 'Staker' quello del rapporto dell'uomo moderno con il sacro (la trama racconta di una camera, all'interno di una zona proibita, nella quale si possono esaudire tutti i desideri); nel caso di 'Solaris' il tema è molteplice: il senso delle radici più intime dell'uomo, la fascinazione per il misticismo e l'impotenza della scienza.

STAR WARS (1977)
Oggi ricordato soprattutto come capostipite di una saga fortunatissima, allargatasi non solo al cinema ma anche alla televisione e ai libri, il primo 'Star Wars' (all'epoca uscito in Italia con il titolo 'Guerre stellari') ha uno dei meriti maggiori nell'aver mescolato in modo convincente fantascienza e fantasy: l'avventura del giovane Luke Skywalker, avviato alle vie della Forza e costretto ad affrontare la minaccia di un malvagio impero galattico, è una storia che si nutre di elementi magici, tipici del fantasy, ma che li inserisce in un contesto pienamente fantascientifico. Un equilibrio difficile, che George Lucas ha saputo padroneggiare.

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO (1977)

Fulgido esempio di fantascienza “ottimista”, che mette al centro della propria narrazione l'idea che è possibile un incontro pacifico e proficuo con ciò che è completamente altro da noi, nel caso specifico degli alieni: la vera sfida è dunque trovare il modo di comunicare con loro. In questo caso, il regista Steven Spielberg ne fa un discorso propriamente linguistico e adulto (anche se meno complesso di quello ipotizzato nel recente 'Arrival'), mentre nel successivo 'E.T. - L'extra-terrestre' (1982) racconta che la comunicazione è possibile solo in presenza di una certa purezza d'animo, quella dei bambini. Stesso tema, declinato in modo diverso e capace di influenzare molte visioni fantascientifiche.

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