Lorenzo Insigne (Ansa)
Lorenzo Insigne (Ansa)

Napoli, 10 novembre 2021 - Arrivare alla terza sosta del campionato da primi in classifica e con a referto 10 vittorie su 12 e appena 2 pareggi in teoria dovrebbe essere un motivo per cui guardare al futuro con ottimismo. Invece a Napoli attualmente sta succedendo l'opposto, con tanti dubbi e perplessità che fanno capolino all'orizzonte e non solo per il deludente 1-1 contro il Verona che ha preceduto la pausa.

Il calo dei gol realizzati

Sarà la consapevolezza di dover ancora attraversare la fase più dura del calendario ma intanto nel capoluogo campano, quasi incredibilmente, agli occhi di molti le preoccupazioni prevalgono sulle gioie. Parecchi pensieri si muovono da quanto visto nelle ultime gare, quelle in cui gli azzurri, al di là dei risultati confezionati, hanno palesato delle difficoltà in particolare dalla trequarti in su. Proprio la folta batteria che comprende fantasisti ed esterni sta vivendo una fase di flessione che inevitabilmente coinvolge il resto della squadra, con un impatto forte sulla produzione offensiva. Parola ai numeri: nelle prime 7 giornate il Napoli ha realizzato 18 reti, diventate poi 6 nelle ultime 5. Nel mezzo tra l'altro ci sono molti tiri dal dischetto, quelli che finora hanno regalato le uniche gioie (e anche tanti dispiaceri) a un Lorenzo Insigne che su azione non sa più segnare nonostante le 39 conclusioni tentate in campionato. Se il capitano ha tutte le attenuanti del caso per i problemi fisici che lo stanno assillando ultimamente, oltre alla grana di vecchia data legata al rinnovo, il discorso diventa ancora più severo per il resto della ciurma. Da Piotr Zielinski a Matteo Politano, passando per Hirving Lozano: per tutti la buona volontà c'è, ma mancano quelle giocate che potrebbero aiutare il Napoli in particolare nelle gare chiuse e complicate. Come appunto quella con il Verona.

Timori futuri

Facendo le pulci ai (pochi) numeri meno lusinghieri del cammino intrapreso finora dagli azzurri, è chiaro che tutto possa sembrare ridimensionato, specialmente in una piazza che non brilla per equilibrio. Si comincia così allora anche a togliere valore al punto dell'Olimpico contro una Roma che quella sera (e forse mai più) fu davvero coriacea: probabilmente anche per demerito di un Napoli che, quando pressato e attaccato uomo su uomo, non sempre sta mostrando di disporre delle armi più idonee per venirne a capo. Questo succede oggi che la rosa è al completo: i timori in vista di gennaio, con l'esodo di tanti verso la Coppa d'Africa, non possono quindi che aumentare.

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