La mostra accosta vita e opere dei due protagonisti del Rinascimento legati ad Urbino e alla sua corte
La mostra accosta vita e opere dei due protagonisti del Rinascimento legati ad Urbino e alla sua corte

di Umberto Piersanti *

Baldassarre Castiglione e Raffaello: la sapiente mostra urbinate, curata da Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Soletti, è un viaggio nell’intimo della cultura rinascimentale. C’è qualcosa che unisce Raffaello e Baldassarre Castiglione, al di là delle vicende biografiche che li videro accanto e operare insieme. Raffaello cerca una perfezione totale che non solo conosce, ma ha attraversato i dolori e i drammi del reale. La sua vita inquieta è avventurosa. Bello e dannato, arriva a dire Vittorio Sgarbi. La perfezione dei suoi dipinti è frutto di uno strenuo sforzo per raggiungere quell’”armonia divina” di cui si è sempre parlato. Amo pensare che le perfette colline di Urbino, dove s’incastona il più bel Palazzo del mondo, abbiano influenzato e molto l’arte del “Divino” pittore.

Il “Cortegiano” raccontato da Castiglione tende a un’eleganza assoluta, non solo nei modi d’apparire, ma in quelli del vivere e del percepire: al posto di eleganza possiamo benissimo mettere armonia, armonia del vivere, dello stare con gli altri e con se stessi. Solo l’Ariosto ricercherà con altrettanta tenacia di Raffaello e Castiglione, quell’armonia per nulla scontata che costituisce la cifra fondamentale del Rinascimento.

Dunque, la mostra allestita a Urbino, nelle Sale del Castellare di Palazzo Ducale fino al 1° novembre, si muove a partire da un accostamento perfetto tra i due protagonisti dell’epoca. E c’è Urbino che li lega, una corte che in questo periodo risulta, forse ancor più di quella fiorentina, rappresentativa del gusto, della vita e degli ideali rinascimentali.

La forza e l’importanza di una mostra non si evince dal numero di opere presenti, ma dalla riuscita del progetto: qui si trattava di raccontare, in particolare attraverso Baldassarre Castiglione, la vita delle corti, in primis di quella urbinate, come specchio dell’intero mondo rinascimentale. Impresa riuscita. Vittorio Sgarbi, ideatore del progetto, centra ancora una volta l’obiettivo e ci guida attraverso un percorso raffinato, intenso, stimolante.

Diamo ora uno sguardo alle varie sezioni. Come poteva iniziare la sezione opere in mostra se non con il più rappresentativo dipinto della corte urbinate, quello di Pedro Berruguete, che raffigura Federico da Montefeltro già investito del titolo ducale, con le insegne, quella dell’Ordine dell’Ermellino e dell’Ordine della Giarrettiera e il piccolo Guidubaldo con la veste ingioiellata e il bastone del comando? E Urbino ritorna immediatamente nel ritratto di Luca Pacioli e di Guidubaldo da Montefeltro attribuito a Jacopo de’ Barbari o, ultimamente, a Jacovetto Veneziano. Sulle facce del rombicubottaedro di cristallo, sospeso in aria, è riflesso il Palazzo ducale di Urbino. E la strana e meravigliosa complessità del quadro ci ricorda come non solo l’arte, ma anche la scienza, avevano un posto importante nella corte montefeltresca. Molto belli i quadri di Tiziano. Limpidi e armoniosi sono i due disegni di Raffaello.

Medaglie, vesti e armature sono elementi essenziali di questa mostra. E ancora le coppe, i piatti, i bronzi, gli argenti. Notevolissima la biblioteca di Baldassarre Castiglione con esemplari rari e preziosi. Nessun aspetto della vita delle corti è stato trascurato. Questa mostra ne è uno specchio intenso e fedele.

* Scrittore e poeta