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28 mag 2022

Elliott, un ciclo perfetto

Ha salvato il Milan, ridotto i costi. E si è preso lo scudetto

28 mag 2022
ilaria checchi
Sport

di Ilaria Checchi

Come una solida piramide, lo scudetto rossonero non può che portare la firma della proprietà del Milan che, fin dall’insediamento avvenuto il 10 luglio 2018 in seguito agli inadempimenti finanziari dell’ex patron cinese Li Yonghong, ha traghettato il Diavolo ridandogli l’immagine di club prestigioso agli occhi di nuovi investitori.

Il fondo Elliott ha portato una ventata di serenità, soprattutto economica, nel momento più buio della storia del Milan, quando le casse versavano in situazioni disastrose e l’obiettivo di Singer e soci era stato esplicitato fin da subito: "Creare stabilità finanziaria e di gestione. Ottenere successi di lungo termine cominciando dalle fondamenta, assicurandosi che il club sia adeguatamente capitalizzato. E condurre un modello operativo sostenibile che rispetti le regole della Uefa sul Financial Fair Play".

Missione compiuta al 100%, dunque, con il Tricolore a fare da degna chiusura di un’era ricca di soddisfazioni e duro lavoro: un’amministrazione basata su valori fondamentali come stabilità, sostenibilità e competenza, anziché su acquisti esorbitanti e gestione leggera delle finanze, ha reso Elliott un pilastro su cui ricostruire il Milan del futuro.

Il punto di svolta, a dicembre 2018, arriva con l’assunzione del sudafricano Ivan Gazidis, uomo di riferimento della proprietà con compiti strettamente legati al lato finanziario e di appoggio all’area tecnica gestita da Leonardo e Maldini: dopo i quasi 150 milioni spesi nelle due finestre di mercato della stagione 1819 con scarsi risultati (il Milan mancò la qualificazione alla Champions League per la quinta stagione consecutiva) e dopo le dimissioni di Leonardo, le spese si sono ridotte e a Paolo Maldini vengono affiancate le figure di Zvonimir Boban e di Frederic Massara, rispettivamente nelle vesti di Chief Football Officer e di Direttore Sportivo, a cui viene aggiunta quella del capo scout Geoffrey Moncada. Con il supporto di dirigenti preparati come Casper Stylsvig ed Henrik Almstadt in pochi anni il gruppo di lavoro ha inanellato una serie di risultati invidiabili: la rosa è stata snellita dagli esuberi accumulati e migliorata attraverso l’acquisto di tanti giovani di talento scovati grazie al lavoro della nuova dirigenza, pronta a seguire la famosa linea verde promossa da Elliott. L’oculata gestione finanziaria portata avanti ha permesso al Milan di passare da un monte ingaggi di 117 milioni lordi del 20172018 agli 80 della stagione corrente, pur essendo i risultati sportivi migliorati notevolmente, con la squadra di Pioli protagonista nelle ultime due stagioni.

Grazie alla proprietà Elliott, inoltre, il bilancio lasciato dalla proprietà cinese al giugno 2018 parlava di 126 milioni di rosso, mentre ad oggi le stime riguardanti il bilancio della stagione corrente riportano un negativo di soli 40 milioni: tutto questo è stato possibile anche grazie a una politica di sponsoring mirata che ha portato alla sottoscrizione di accordi con 27 sponsor, ad accrescere così gli introiti del club e, con la firma di partnership illustri, il brand del Diavolo ha acquistato ulteriore visibilità, ritornando a primeggiare nelle classifiche riguardanti i migliori marchi calcistici nel mondo. Dopo quattro anni di sudore e lavoro sotterraneo, lasciando la ribalta alla squadra e ai dirigenti di campo come Maldini e Massara, il fondo ha ottenuto in Italia il massimo riconoscimento possibile, quello scudetto che mancava nella bacheca di via Aldo Rossi da ben 11 anni: per questo motivi i tifosi rossoneri devono essere grati all’hedge fund americano, capace di prendere in mano una società a rischio fallimento, levigarla su nuovi valori e pilastri etici e a riconferirle una grande appetibilità in termini di brand. Un operato che trova però la lode nella cura della parte finanziaria, ora finalmente sana e pronta a essere presa per mano da una nuova proprietà.

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