Quel legame simbolico tra i Re Magi e l'anziana signora che incontrarono in viaggio

Mito / Secondo la leggenda durante il cammino verso Betlemme si imbatterono in una vecchietta che non li seguì ma se ne pentì subito dopo

Secondo la tradizione i Re Magi portarono doni al Bambino
Secondo la tradizione i Re Magi portarono doni al Bambino

Che relazione c’è tra i tre personaggi così ben rappresentati nei nostri presepi – intenti a portare oro, incenso e mirra a Gesù Bambino guidati dalla stella cometa – e il giorno in cui si concludono le festività natalizie e si è soliti smontare albero e decorazioni? Ovvero, che relazione c'è tra l'Epifania e I Re Magi? Cominciamo dalla parola stessa. Il vero significato religioso del 6 gennaio, e quindi dell’Epifania, risiede nell’etimologia del termine, che deriva dal greco e significa “manifestazione”. In particolare, secondo i greci, “manifestazione divina”. E in effetti nel puro senso religioso è considerata come la manifestazione di Dio che si è incarnato in Gesù Bambino e che appare e viene riconosciuto dall’umanità intera, rappresentata simbolicamente dai tre Re Magi. La leggenda più diffusa racconta che i tre Re – che forse non erano proprio dei re, in realtà – mentre erano diretti a Betlemme per portare i loro doni al nascituro e non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni a un’anziana signora. La vecchietta, nonostante le loro insistenze nell’invitarla a rendere omaggio al Bambino, restò ferma e non li seguì, ma poco dopo se ne pentì amaramente. Così, prese un cesto, lo riempì di dolci e decise di uscire per andare a cercare i Re e unirsi a loro, ma non li trovò. Eppure, non si scoraggiò: cominciò a fermarsi in ogni casa dove lasciò ai bambini qualche dolce del suo cesto, sperando che uno di quelli fosse il Bambino. Ebbene questa è un’altra delle tante storie che aleggiano intorno alla figura della Befana, senz’altro quella più direttamente legata alla tradizione religiosa. Chi erano e da dove venivano? Si trattava di re oppure di sapienti? Per trovare risposta a questa e a molte altre domande sui Magi, si deve partire dai primi dodici versetti del secondo capitolo del Vangelo di Matteo, che contengono il loro identikit ufficiale. Leggendoli in realtà si scopre che le informazioni sono ben poche e riguardano solo la loro provenienza: “Giunsero da oriente”. Per capire chi fossero bisogna andare indietro fino allo storico greco Erodoto, che nei suoi documenti parlava dei Magi come una delle sei tribù dei Medi, antico popolo iranico. Facevano parte della casta sacerdotale della religione mazdea e si dedicavano allo studio dell’astronomia e all’interpretazione dei sogni. Ecco perché si erano affidati a una stella che li guidasse nel viaggio alla ricerca del loro Messia. Questo è quanto di più oggettivo si possa trovare sui Magi. Poi entrano in campo i Vangeli apocrifi e le interpretazioni di alcuni passaggi dell’Antico Testamento, che nel corso della storia hanno contribuito ad alimentare di supposizioni tutto ciò che riguardava i Magi. Così sono subentrati oro, incenso e mirra, citati appunto nell’Antico Testamento, così come i nomi dei re di Tarsis, di Sceba e di Seba, citati in un altro passo. Ed ecco che entra in campo il numero tre, che tra l’altro era il numero dei continenti al tempo conosciuti (il che spiegherebbe la presenza di un re di colore, a rappresentare l’Africa).