Un arresto della polizia
Un arresto della polizia

Roma, 9 agosto 2021 - È durata poco la fuga dei due giovani romeni che, venerdì scorso, avevano picchiato selvaggiamente un ragazzo di origini nigeriane in largo Quistello. Sono stati rintracciati dopo nemmeno 24 ore e portati in carcere come indiziati del pestaggio di un 30enne nigeriano, aggredito a bastonate per avere chiesto ai due, che stavano rovistando in un cassonetto, di non sporcare il marciapiede. Il ragazzo stava infatti pulendo la strada come volontario.

Venerdì scorso, secondo la ricostruzione degli investigatori del commissariato Flaminio, i due avevano picchiato il ragazzo per poi sottrargli uno zaino. Mentre il nigeriano erta intento nella sua opera di pulizia, ha visto arrivare, a forte velocità, un furgoncino con dentro 2 persone: uno più anziano alla guida e un giovane a fianco. È stato proprio il giovane che, dopo aver rovistato nei cassonetti, gettando tra l'altro a terra dell'immondizia, ha preso lo zaino del nigeriano. Il ragazzo, un cittadino di origine romena, che verrà poi identificato nel 24enne P.F., prima ha insultato la vittima poi ha preso un tubo di ferro e lo ha colpito da dietro. Ne è nata una colluttazione che è finita con l'investimento della vittima da parte di uno dei due che era alla guida di un furgone.

Solo dopo l'investimento, i due sono fuggiti su via delle Galline Bianche. I testimoni dell'aggressione hanno fornito numerosi elementi agli agenti del commissariato Flaminio, ma la svolta è arrivata alle prime ore della mattina successiva, sabato, quando gli investigatori hanno incrociato il furgone su via Tiberina. Una volta fermati, nel furgone è stato recuperato e sequestrato il tubo di ferro usato per picchiare la vittima, ma sono stati gli esiti delle ricognizioni fotografiche, fatte dalla vittima e dai testimoni, a far scattare le manette ai polsi del 44enne P.A., di origini romene, che secondo la tesi investigativa era alla guida del furgone, e del 24enne P.F., anche lui origini romene. Dopo gli atti di rito, i due sono stati poratti in due diverse case circondariali dove si trovano a disposizione della Magistratura.