Roma, 5 febbraio 2017 - E adesso, Virgi? Bisognerebbe essere lo specchio del «sinnaco de Roma», come l’ha battezzata (al maschile) il blog di Beppe Grillo, per capire qual è il vero volto di Virginia Raggi dopo l’ultima settimana di passione tra Campidoglio, interrogatorio dei pm e blitz a La7. L’immagine acqua e sapone della prima cittadina sta andando in frantumi? Riavvolgere il nastro offre scampoli di verità.
Lo scorso giugno un sms anonimo (e profetico) martella gli elettori romani alla vigilia del voto: «La bugia che la condanna (...). Raggi ha mentito e ne risponderà in tribunale. Roma non merita una sindaca bugiarda». Segue link Youtube a SkyTg24 nella quale l’allora candidata dichiara «incompatibile» il suo ruolo di consigliera comunale con la professione di avvocato. Palese il contrasto con il ruolo di consulente alla Asl di Civitavecchia mantenuto nel 2013 (da consigliera). 
Eletta al Campidoglio con 770.564 preferenze, la prima cittadina si gode il trionfo fino al 7 luglio (insediamento). Da qui in poi sono sette mesi di imbarazzanti scivoloni e sostanziose gaffe che fanno trasalire la base grillina. Vicende opache, omissioni evidenti, arrampicate libere.
 
Clamorosa la reticenza su Paola Muraro. Un equilibrismo giocato sul filo dell’avviso di garanzia non ricevuto dall’assessora all’Ambiente, la quale tuttavia, al pari della Raggi, era perfettamente al corrente dell’indagine in corso per abuso d’ufficio e violazioni ambientali. Dice la sindaca il 29 luglio: «Non vorrei rispondere su supposizioni. Quando ci sarà qualcosa da dichiarare lo dichiareremo». E rincara la dose il 10 agosto: «L’eventualità di un avviso di garanzia per Muraro? Un’ipotesi al momento irreale. Se si dovesse verificare valuteremo». 

Il 4 settembre emerge la notizia che la Muraro è indagata da tre mesi e persino il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio era stato informato il 5 agosto da Paola Taverna a nome del direttorio. Agosto, ra cassonetti stracolmi (Ama) e crisi trasporti (Atac), è anche il mese del caos istituzionale con le dimissioni dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna e la toccata e fuga del capo di Gabinetto Carla Raineri, magistrato indisponibile alla retorica grillina e dallo stipendio troppo alto per la base 5 Stelle. Virgi si barcamena, cerca sostituti, recita. Dice tutto e il contrario di tutto. Si consegna mani e piedi a Raffaele Marra (Personale) e Salvatore Romeo (Segreteria). Quando Marra viene arrestato per corruzione (caso Scarpellini), lei prova a cavarsela così: «È solo uno dei 23.000 dipendenti del Comune di Roma». 
 
Nella vicenda del fratello di Marra, Renato, promosso a capo del settore turismo con 20.000 euro annui di aumento, la Raggi mette a verbale dell’Anticorruzione capitolina di aver deciso tutto da sola. Ma una chat svela le rimostranze della sindaca al suo ex braccio destro (indagato per abuso d’ufficio): «Raffaele, questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire». Potrebbe essere la prova di non aver agito in solitudine. 
Poi ci sono i segreti in emersione dagli abissi a 5 stelle. Veleni che affiorano giorno dopo giorno. L’ultima scoperta (a fine gennaio) è la chat 2015 contro Marcello De Vito, rivale della Raggi per la corsa a sindaco, ingiustamente accusato di abuso d’ufficio e processato dal gruppo. «Ragazzi scusate ma per verificare il pagamento di una mazzetta fai un accesso agli atti? E perché non vai dalla polizia» è il commento sarcastico della Raggi per screditare, tra i vertici romani del Movimento, il naturale (e ignaro) concorrente. 
Però, due anni dopo, dai pm finisce lei. Per falso e abuso d’ufficio. Anche nel cielo pentastellato di Virgi le parole d’un tratto pesano. E presentano il conto.