Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini (Ansa)
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini (Ansa)

Roma, 10 marzo 2019 - Ha prevalso, secondo i 5 stelle, la "ragionevolezza". E la lettera inviata dal premier Conte alla Telt, che impone alla società italo-francese di "astenersi da qualsiasi ulteriore attività che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara" non può che essere letta come "un grande successo". Luigi Di Maio ha comunicato lo slittamento dei bandi della Tav, alchimia dialettica scaturita da Palazzo Chigi (che di fatto fa partire i bandi senza chiamarli ‘bandi’, ma ‘inviti per i lotti’) come una vittoria senza ombre nel braccio di ferro con la Lega. 

"Il governo va avanti – ha annunciato baldanzoso – abbiamo ottenuto un grande successo che è il rispetto del contratto di governo che non è un successo per una delle parti politiche, ma per gli italiani". Il presidente del Consiglio, in poche parole, si è assunto la piena responsabilità di tentare la strada, dettata dall’ala 5 Stelle dell’esecutivo, di ridiscutere l’opera con la Francia e la Commissione Ue. Sulla base "delle più recenti analisi costi-benefici da noi acquisite". In serata Conte ha informato anche Macron e Juncker sulla sua iniziativa e sul "supplemento di riflessione" richiesto per condividere dubbi e criticità sul progetto.

La crisi può dirsi scongiurata? Forse. Il dato di fatto è che Conte è corso ancora in soccorso di Di Maio, trovando il modo per rinforzare la leadership del leader grillino e di uscire dall’impasse. Ma non è affatto una vittoria, quella dei 5 stelle, anche se il sottosegretario all’Economia, la grillina dimaiana Laura Castelli, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo della realtà: "Abbiamo ottenuto il rinvio dei bandi per il Tav che partiranno tra 6 mesi solo se Italia Francia raggiungeranno un accordo serio". E persino il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, si è spinto a cantare vittoria: "Sul Tav Torino-Lione, il governo salvaguarda in pieno gli interessi degli italiani e rispetta il contratto di governo, secondo cui l’opera andrà integralmente ridiscussa". L’operazione ‘alchemica’, almeno a sentire i grillini, sembra essere stata prodotta da Conte a solo uso e consumo della parte di governo a 5 stelle. "Almeno così, il gruppo è compatto", si diceva, infatti, già a metà giornata, nel "fortino" milanese del Villaggio Rousseau, dove lo stato maggiore grillino era riunito. 

L’escamotage ideato da Conte, d’altra parte, era noto sin dalla notte ai vertici M5s che ora potranno impostare una campagna per le Europee in modo più distante dalla ‘narrazione’ leghista. "È stato un pareggio, ma in una trasferta europea, quando i gol valgono doppio", spiegava ieri uno stellato di rango, cercando di fotografare la tregua con la Lega sulla Tav.

Resta da vedere se l’ala ortodossa "ingoierà" questo pareggio. I falchi avevano chiesto di portare un decreto in cdm per stoppare i bandi. Anche se, spiega un esponente "governista" del M5S, senza i ministri della Lega non ci sarebbe stato neppure il numero legale per approvarlo. In ogni caso Di Maio, prima delle Europee, dovrà spiegare le ‘alchimie dialettiche’ a chi, nel loro elettorato, già sognava un’Italia senza Tav.