Sit in dei radicali contro il taglio dei parlamentari (Imagoeconomica)
Sit in dei radicali contro il taglio dei parlamentari (Imagoeconomica)

Roma, 10 gennaio 2020 - Alla fine il quorum c'è. E' stato raggiunto e anzi superato il numero di firme di senatori (64) necessario per il referendum contro il taglio dei parlamentari: le adesioni sono 71. Dopo le defezioni di Dal Mas, Mallegni, Stabile e Masin, tutti senatori di Forza Italia, la consultazione sembrava in forse (la deadline per la presentazione è lunedì prossimo) invece poi il quorum è stato raggiunto e sono arrivate anche le firme di "sei" senatori leghisti. "Le firme dei leghisti non sono state fondamentali, anche se gradite, visto che nel totale abbiamo raggiunto quota 71", sette oltre la soglia necessaria, ovvero 64, hanno spiegato i senatori Andrea Cangini, Nazario Pagano, di Forza Italia e Tommaso Nannicini, del Pd. "Sono soddisfatto perché hanno firmato senatori di ogni gruppo parlamentare, tranne uno", ovvero Fratelli d'Italia, ha spiegato Cangini. I tre promotori del referendum hanno poi depositato le firme in Cassazione. "Non hanno resistito alla voglia di tenersi strette le poltrone - accusano alcuni pentastellati - e a quanto pare è arrivato 'l'aiutino' della Lega". 

Matteo Salvini, parlando con i giornalisti, a chi gli chiedeva se il referendum sul numero dei parlamentari può accelerare la data delle elezioni, ha risposto: "Sì. Abbiamo dato un contributo per avvicinare la data delle elezioni, perché prima va a casa questo governo di incapaci e meglio è, non per Salvini ma per l'Italia".

Carfagna: "Referendum salva-poltrone"

Continua a sbandierare il suo 'no' la forzista Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia: "Quello sul taglio dei parlamentari è un referendum salva-poltrone. E' un vero e proprio trucchetto, che ha come unico obiettivo quello di costringere gli italiani a eleggere nuovamente mille parlamentari, anziché seicento. Per questo ai colleghi senatori che mi hanno chiesto un parere ho detto: non prestatevi a un giochino di Palazzo che screditerà la politica, squalificherà Forza Italia, resusciterà il populismo".

Carfagna ricorda che la "la riduzione dei parlamentari è stata approvata con il sì di Forza Italia appena tre mesi fa, dopo quattro letture. Siamo da sempre favorevoli al taglio delle poltrone e il presidente Berlusconi con lungimiranza è stato tra i primi a volere una riforma costituzionale di questo tipo". 

Cangini: "Non sosterremo governo"

In disaccordo con la collega di partito è il senatore azzurro Andrea Cangini, che vuole però sgomberare il campo da "ricostruzioni bizzarre", apparse su alcuni giornali. E' "assurda" - dice Cangini a SkyTg24 - l'ipotesi secondo cui "il ritiro delle firme si spiegherebbe con l'intenzione di Voce libera di sostenere il governo. Lo dimostra il fatto che, pur avendo contribuito a fondare l'associazione di Mara Carfagna e pur essendone il portavoce, sono tra i promotori del referendum in questione. Né Forza Italia né Voce libera sosterranno mai il governo Conte". 

Giarrusso (M5s) si sfila

Oltre ai quattro forzisti sopra citati, tra coloro che hanno ritirato la propria firma di sostegno al referendum c'è anche il penstatellato Michele Giarrusso: "L'ho fatto perché la mia posizione è stata strumentalizzata da alcuni e travisata da altri", scrive su Facebook. Si sfilano poi due dem, Francesco Verducci e Vincenzo D'Arienzo. Fonti Pd spiegano che la decisione è motivata da "un fatto politico nuovo", e cioè la presentazione di quella proposta di legge elettorale proporzionale, che il partito da sempre chiede di affiancare al taglio dei parlamentari. 

Sul ritiro delle firme polemizzano i Radicali. "Il verbale di cui parlano era stato chiuso l'altro giorno, non ieri - denuncia il segretario nazionale Maurizio Turco -. Le firme c'erano già da un mese. Quindi, hanno deciso di riaprire un verbale già chiuso". Il Comitato promotore del Partito Radicale per il referendum ha depositato 669 firme di cittadini inviate dalle segreterie comunali. Ne sarebbero servite 500mila ma si è deciso comunque di presentarle per "verbalizzare la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico", si legge in una nota. 

I requisiti per il referendum costituzionale

L'articolo 138 della Costituzione prevede la possibilità di richiedere il referendum costituzionale dopo la seconda votazione da parte delle camere di una legge di revisione costituzionale o di una legge costituzionale (sempre a patto che la legge non sia passata con la maggioranza qualificata dei 2/3 di ogni camera). Tale richiesta è valida se presentata da un quinto dei membri di una Camera, da 500.000 (cinquecentomila) elettori o da 5 (cinque) Consigli regionali entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In questo caso l'iniziativa è partita in Senato: sono dunque necessarie le firme di 64 senatori, un quinto degli inquilini di Palazzo Madama. I tre mesi in questione scadono il 12 gennaio, domenica, di fatto lunedì 13.