Domenica 21 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Opposizioni alla prova. La formula Schlein: "Largo rassemblement contro l’autonomia"

Depositato il quesito referendario per abolire la riforma bandiera della Lega. Dalla Cgil a Rifondazione passando per Italia viva. Manca solo Calenda.

Boschi (Iv), Landini (Cgil), Schlein (Pd), Bonelli (Avs), Conte (M5s)

Boschi (Iv), Landini (Cgil), Schlein (Pd), Bonelli (Avs), Conte (M5s)

Roma, 6 luglio 2024 – Non c’è posto per tutti nell’inquadratura della foto davanti al Palazzaccio di Roma, alla presentazione del quesito referendario per l’abrogazione della legge sull’autonomia differenziata. Il segretario della Cgil Maurizio Landini, primo firmatario, al centro. Maria Elena Boschi e Rosy Bindi alla sua destra, che è già una notizia, stante la scarsa affinità elettiva. La segretaria dem Elly Schlein e il leader del M5s Giuseppe Conte a sinistra, insieme ad Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. E poi il segretario di +Europa Riccardo Magi, quello di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo e una schiera di altri sindacalisti, politici, giuristi, esponenti delle associazioni (Anpi, Arci e Wwf ) dentro e fuori l’inquadratura principale: 34 firmatari in tutto. Un "largo rassemblement", lo chiama entusiasta Schlein.

Boschi (Iv), Landini (Cgil), Schlein (Pd), Bonelli (Avs), Conte (M5s)
Boschi (Iv), Landini (Cgil), Schlein (Pd), Bonelli (Avs), Conte (M5s)

Uno schieramento che fa correre la mente a nuove geometrie in lungo e in largo del campo di centrosinistra, in questi giorni in cui si cercano ispirazioni tra il nuovo laburismo inglese e il frontismo popolare francese. Anche se il fonte referendario contro l’autonomia differenziata non può essere trasposto automaticamente in politica. Non perché non sia di opposizione. Anzi. Ma perché l’opposizione politica ne rappresenta solo una parte, e neanche intera: dato che manca, ad esempio, Carlo Calenda per Azione, che non condivide la logica referendaria.

Di certo la raccolta di firme contro l’autonomia differenziata costituisce uno dei pilastri dell’opposizione al centrodestra e l’eventuale alternativa prossima ventura. Oltre che dell’"estate militante" che Schlein propone una seconda volta alla direzione del Pd: non per curare l’orgoglio ferito come nel 2023, ma per cavalcare l’onda del risultato positivo delle Europee. Servono 500mila firme entro il 30 settembre (ma c’è anche la possibilità dei cinque consigli regionali che si sono già messi in moto) per presentare il quesito. E la segretaria dem propone di affiancare ai banchetti per il quesito contro l’autonomia anche quelli per la legge sul salario minimo e sul tesseramento. Con una chiosa "sulle forme di organizzazione" da elaborare per costruire "un partito più aperto e più accogliente".

Dai banchetti, però, la strada tra Schlein e Landini un po’ si divarica. E prosegue fin nella possibile urna referendaria. Il sindacato di Corso Italia, infatti, ha già raccolto 900mila firme sul referendum contro il jobs act, avversato dai riformisti dem, che quella legge sostennero. Allo stesso tempo la Cgil non spasima per il salario lordo minimo a 9 euro del Pd, puntando piuttosto a una legge sulla rappresentanza sindacale che sbarri la strada alle sigle gialle che siglano quei contratti miserevoli. Landini punta all’unificazione delle consultazioni su autonomia differenziata e jobs act, augurandosi che questo tiri il raggiungimento del quorum ma anche la vittoria dei sì. Disegno alquanto indigesto per larga parte dei dem.

Senza contare che il leader della Cgil manda sempre più segnali, anche dai palchi, di volersi intestare anche la futura battaglia del referendum costituzionale contro il premierato. E in quest’ottica la Cgil ha promosso la "Via Maestra", che riunisce associazioni laiche e cattoliche, partiti e personalità come Bindi e altri. Non per questo il leader Cgil nutre aspirazioni politiche nel senso strettamente partitico: la sua idea rimane quella di guidare un largo fronte sociale, anche se prima o poi il problema del voto si pone.

In casa dem, invece, l’avvertimento più importante rivolto alla segretaria dalla Direzione è di non mutuare modelli stranieri, che si tratti del Labour (salutato con favore da Letta e Gentiloni) o del Fronte popolare. "Il difficile comincia ora" avverte il leader riformista Lorenzo Guerini, mentre il presidente Stefano Bonaccini invita a coniugare in modo pragmatico i richiami alle marginalità di Schlein e Andrea Orlando avverte che l’idea di Europa di von der Leyen "non può essere" quella del Pd.