Il premier Giuseppe Conte (ImagoE)
Il premier Giuseppe Conte (ImagoE)

Roma, 27 giugno 2019 - L’ex Ilva di Taranto? "Non deve chiudere". Atlantia in Alitalia? "Sarei stato più laico e avrei detto di sì ai Benetton". Dunque: il governo? "Va avanti, ma se nelle prossime settimane si va avanti a furia di no, ne trarrò le conseguenze". Il ciclone-Salvini arriva dagli studi televisivi di Porta a Porta. E getta nuova benzina sul fuoco dell’esecutivo. Proprio nel giorno in cui il premier, Giuseppe Conte, ha dovuto rinviare a lunedì il Disegno di legge di assestamento del Bilancio a causa delle tensioni fra i suoi due azionisti di maggioranza. E mentre da Taranto arriva l’ultimatum di Arcelor-Mittal, pronta a chiudere lo stabilimento il 6 settembre prossimo, quando scadrà l’immunità penale. 
"Io l’immunità l’avrei lasciata. Ma il ministro Di Maio mi assicura che Ilva non rischia, io mi fido", fa sapere il numero uno del Carroccio. Che, però, non esita a bocciare il salario minimo, cavallo di battaglia dei 5 Stelle ("Prima giù le tasse alle imprese") per poi difendere a spada tratta l’autonomia differenziata per Emilia, Lombardia e Veneto: "Se il M5s continuerà a dire no, sarebbe un problema". Mettendo a rischio il destino della legislatura. 

Il numero uno della Lega, però, esclude qualsiasi ipotesi di governo tecnico: "Abbiamo già dato, stiamo ancora pagando i danni di Monti e della Fornero". 
E, quanto al voto anticipato, lascia ancora aperto uno spiraglio: "Andare a votare mi converrebbe, mi hanno dato il 34%, ho il vento in poppa, buona notte al contratto. Però difficilmente lascio un lavoro a metà, sono ostinato e cocciuto, provo a portare a termine quello che sto facendo".

La tensione, nell’esecutivo, è altissima. La partita a scacchi che Salvini e Di Maio stanno giocando in queste ore potrebbe essere decisiva. In casa 5 Stelle cresce il sospetto che la Lega abbia deciso di alzare quotidianamente l’asticella dello scontro per andare alle elezioni anticipate. Il conto alla rovescia sarebbe già cominciato: per votare a settembre, sussurrano i pentastellati, la data limite è il 19 luglio. Per ora, il Quirinale, si limita ad osservare i nuovi scenari, puntando a evitare nell’immediato la procedura di infrazione sul debito e a mettere in sicurezza la manovra del 2020. Maggioranze alternative sono escluse: in caso di crisi si andrebbe diritti alle urne. Ieri, il Consiglio dei ministri, avrebbe dovuto approvare il Disegno di legge di assestamento del bilancio, da trasmettere subito a Bruxelles in vista della riunione decisiva di martedì prossimo. Invece, tutto è stato rinviato a lunedì. Nel frattempo, a margine del G20 di Osaka, Tria e Conte presenteranno informalmente il piano italiano ai commissari Ue, per verificare ulteriori margini di trattativa.

Ma lo scontro fra Lega e 5 Stelle è a 360 gradi. Ieri, i governatori del Nord non hanno gradito il disco rosso dei pentastellati alla legge sulle autonomie. Di Maio assicura che la riforma si farà, "e sarà equilibrata". Fra i due azionisti di maggioranza del governo è dialogo fra sordi anche sulla revoca della concessione ad Autostrade. Ieri, fonti dei 5 Stelle, hanno ribadito che il Movimento andrà avanti come un treno. Parole molto diverse da quelle pronunciate da Salvini.