La sostituzione della scritta Ilva dallo stabilimento siderurgico di Taranto (Ansa)
La sostituzione della scritta Ilva dallo stabilimento siderurgico di Taranto (Ansa)

Taranto, 26 giugno 2019 - L'ex stabilimento Ilva di Taranto chiuderà il 6 settembre se non si trova una soluzione al problema della protezione legale. In quella data, infatti, entrerà in vigore la norma che abolisce l'immunità a seguito del decreto legge Crescita (già approvato dalla Camera e al momento in discussione al Senato). L'annuncio giunge da ArcelorMittal, attuale proprietaria dell'acciaieria. "Il governo continua a dirci di non preoccuparci, che troverà una soluzione, ma finora non c'è niente. Quindi il 6 settembre l'impianto chiuderà. Abbiamo ancora due mesi, spero che il governo trovi una soluzione, siamo aperti a discutere", ha dichiarato l'amministratore delegato di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde a margine della riunione di Eurofer. 

"Noi non siamo in conflitto con il governo, non sappiamo perché faccia quello che fa, avrà le sue ragioni, ma diciamo che in queste condizioni non si può andare avanti", ha spiegato Van Poelvoorde, perché "non posso mandare i miei manager lì ad essere responsabili penalmente" in una situazione già fuori norma perché l’impianto è sotto sequestro. L’azienda, ha aggiunto, è rimasta "sorpresa" dalla decisione dell'esecutivo di togliere la protezione legale. "Allo stesso tempo il governo ci dice che non vuole che ce ne andiamo, ma vuole che restiamo, e ci dicono che risolvono il problema. Noi abbiamo scritto un articolo molto chiaro per dire che il 6 settembre, quando entra in vigore questa legge, l’impianto si fermerà se nulla sarà successo", ha ribadito.

CASSA INTEGRAZIONE AL VIA - Affermazioni sull'immunità (prevista da una legge del 2015), che si inseriscono in un nuovo scontro con i sindacati: lunedì prossimo, 1° luglio, per i 1.400 dipendenti scatterà infatti la cassa integrazione di tredici settimane, legata - spiega la nuova proprietà indiana - alla minor domanda d'acciaio determinata dal rallentamento dell'industria dell'auto. Le sigle dei lavoratori hanno già chiesto di bloccare le procedure, mentre le Usb annunciano sciopero e presidio a Roma.

IL MISE - "E' un atteggiamento irresponsabile", hanno intanto fatto immediatamente sapere fonti del Ministero dello Sviluppo. "L'avvio della Cigo per i lavoratori dell'Ilva tramite comunicato stampa è un atteggiamento irresponsabile che mina l'equilibrio sociale del territorio di Taranto. Un equilibrio messo già a dura prova in questi decenni e che crea allarmismo e tensione, frutto anche delle dichiarazioni dell'ad di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde, sulla presunta chiusura dello stabilimento", dicono dal ministero di Via Veneto.

Il Mise si è detto pronto a lavorare a una soluzione. "Vogliamo trovare una soluzione assieme ad Arcelor Mittal - prosegue il ministero - visto che, come già detto, l'azienda era stata informata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell'immunità penale introdotta nel decreto crescita, alla luce della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip di Taranto l'8 febbraio scorso sui diversi provvedimenti (tra cui proprio l'immunità penale) emessi dai governi precedenti per salvare lo stabilimento siderurgico".

DI MAIO E SALVINI - "Io non accetto ricatti. Qui la legge è uguale per tutti. Ilva resti aperta, non hanno nulla da temere, le soluzioni si trovano", avrebbe detto, a quanto si apprende, il vicepremier Luigi Di Maio in una riunione con i suoi collaboratori. L'immunità "io l'avrei lasciata, tanto che abbiamo presentato un odg. Il ministro Di Maio mi assicura che Ilva non rischia, io mi fido", ha detto invece l'altro vicepremier Matteo Salvini intervenendo a 'Porta a porta' su Rai1. La chiusura dello stabilimento, ha aggiunto, "non ce la possiamo permettere, stiamo ragionando su Ilva e non solo, anche su Alitalia. A me non piacciono i pregiudizi, se sbaglio cambio idea. Con i posti di lavoro non si scherza, per carità la tutela ambientale ma gli imprenditori di ora hanno ereditato i disastri del passato".

TARANTO - Allarmato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. "Le dichiarazioni del gestore continuano a generare molta preoccupazione - dice il primo cittadino -. Già al tavolo del Cis di lunedì scorso a Taranto avevo chiesto al vicepremier Di Maio se stesse elaborando per precauzione un piano alternativo, ma la risposta non è stata convincente. Spero il governo agisca in fretta per mettere in sicurezza la vicenda".