Si scrive maggioranza allargata alle forze europeiste, si legge nuovo patto di legislatura con Forza Italia e Italia viva. A sostenerlo nel Pd è anche il sindaco di Firenze, il Riformista Dario Nardella. Sindaco, una maggioranza non convenzionale. "Si, ma il Pd deve provare a essere il motore del nuovo governo, non solo il partito della responsabilità, ma soprattutto quello del rilancio. E questo nuovo governo può nascere sul discrimine chiaro fra chi è per l’Europa e chi è contro. Per Forza Italia è arrivato il momento di fare delle scelte profonde, che non siano legate a calcoli elettorali. E poi è lontana anni luce da Lega e Fratelli d’Italia sul tema dell’Europa. E vorrei fosse chiaro che l’Europa è decisiva per...

Si scrive maggioranza allargata alle forze europeiste, si legge nuovo patto di legislatura con Forza Italia e Italia viva. A sostenerlo nel Pd è anche il sindaco di Firenze, il Riformista Dario Nardella.

Sindaco, una maggioranza non convenzionale.

"Si, ma il Pd deve provare a essere il motore del nuovo governo, non solo il partito della responsabilità, ma soprattutto quello del rilancio. E questo nuovo governo può nascere sul discrimine chiaro fra chi è per l’Europa e chi è contro. Per Forza Italia è arrivato il momento di fare delle scelte profonde, che non siano legate a calcoli elettorali. E poi è lontana anni luce da Lega e Fratelli d’Italia sul tema dell’Europa. E vorrei fosse chiaro che l’Europa è decisiva per superare questa crisi Covid. Più di quanto potessimo immaginare".

Allargare a Forza Italia è anche un modo per ridimensionare il ruolo di Italia Viva?

"No. Più la maggioranza è larga, più stabile è il governo e ci sarà meno ansia da pallottoliere. Questo è il nodo. Perché se si esce dalle consultazioni con soluzioni precarie il rischio è grosso ed è difficile andare avanti. Di fronte all’emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo si giustifica la formazione di una maggioranza parlamentare che va oltre i tradizionali schemi politici. E poi alle elezioni amici come prima e ognuno sceglierà la sua strada".

È già successo.

"Sì, prima con Monti e poi con Renzi".

Nessuna tentazione di un premier del Pd, come Franceschini o Guerini?

"Sarebbe bello e auspicabile, ma non ci sono le condizioni politiche. Il Pd non è la prima forza del Parlamento. Ad oggi il nome in campo è Conte".

Stesso premier, ma altra formula?

"Sì, il Conte Ter dovrà ingranare una marcia diversa. Se siamo tutti capaci possiamo trasformare la crisi in opportunità anche con il coinvolgimento sistematico dei territori, Regioni e Comuni. Lo dico da presidente di Eurocities, i dati che vengono dall’Europa sono allarmanti. La Commissione ha detto chiaramente di coinvolgere i comuni nei piani nazionali per il Recovery fund".

È questo che Il Pd deve chiedere a Conte?

"Il Pd deve chiedere massima serietà e concretezza. Deve essere il punto di raccordo di tutta l’alleanza e trovare in modo trasparente tutte le strade per tenere insieme europeisti e riformisti. Dopodiché a dispetto dei santi non si va in paradiso. Se continua la dinamica dei veti... allora sarà veramente il disastro".

Pensa a un governo tecnico?

"No, se i leader politici nazionali fossero dentro questo governo il Conte ter sarebbe più forte e più autorevole".

Un governo allargato di cui faccia parte anche Renzi?

"Mi pare che alla fine tutto il Pd abbia superato il no. Bettini e Guerini hanno fatto aperture precise. Se da un lato è chiaro il ricondurre le responsabilità di questa crisi a Italia Viva, dall’altro non possiamo andare avanti a suon di veti".

E il partito di Conte, nascerà?

"Non glielo consiglierei. Anche perché prima di far danni al Pd, il partito di Conte snaturerebbe il ruolo stesso di Conte. È forte nell’opinione pubblica anche perché ha saputo rimanere al di fuori dei partiti che lo sostengono con un profilo terzo. E poi ogni volta che ex premier hanno dato vita a partiti non è andata particolarmente bene".

Da dove dovrebbe ripartire il Pd?

"Intanto deve fare attenzione a non farsi logorare dalla politica di palazzo. Per questo deve tenere insieme l’azione di governo e la sua forza nei territori. L’unica vera spinta innovativa che può ridare slancio al Pd sia nel prossimo governo che nelle elezioni è quella che può venire dai territori".

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