Mario Draghi (ImagoE)
Mario Draghi (ImagoE)
Roma, 27 gennaio 2021 - Come può concludersi una delle più tormentate e complicate crisi di governo della recente storia repubblicana? C’è una sola certezza. Il demiurgo e risolutore della crisi è uno solo, siede al Colle e si chiama Mattarella, ma le risposte sono peggiori del classico 1-X-2 da Totocalcio. Nascerà – ad oggi è l’ipotesi più quotata dai bookmakers – un governo Conte ter con i responsabili, ma senza Renzi e Italia viva? Potrebbe essere. Crisi di governo e nuovo premier: tutti i nomi Mattarella potrebbe concedere a Conte un primo giro, per rispetto della sua carica di presidente del Consiglio uscente e premier mai battuto nelle Camere. Ma Giuseppi riceverà un mandato pieno, un pre-incarico oppure un semplice...

Roma, 27 gennaio 2021 - Come può concludersi una delle più tormentate e complicate crisi di governo della recente storia repubblicana? C’è una sola certezza. Il demiurgo e risolutore della crisi è uno solo, siede al Colle e si chiama Mattarella, ma le risposte sono peggiori del classico 1-X-2 da Totocalcio. Nascerà – ad oggi è l’ipotesi più quotata dai bookmakers – un governo Conte ter con i responsabili, ma senza Renzi e Italia viva? Potrebbe essere.

Crisi di governo e nuovo premier: tutti i nomi

Mattarella potrebbe concedere a Conte un primo giro, per rispetto della sua carica di presidente del Consiglio uscente e premier mai battuto nelle Camere. Ma Giuseppi riceverà un mandato pieno, un pre-incarico oppure un semplice mandato esplorativo? Nel primo caso, avrà buone possibilità, nel secondo e nel terzo il suo destino sarà, di fatto, già segnato, in negativo. Renzi metterà il veto su Conte? Probabile. Pd e M5s terranno duro sul suo nome? Forse, ma nessuno ci giura. I soli pretoriani del premier sono rimasti quelli di Leu e i neo-volenterosi di Tabacci.

Se Conte dovesse fallire o se il Colle gli negasse anche solo la possibilità di un primo mandato esplorativo, la crisi inizierà pericolosamente ad allungarsi nei tempi. Da quel momento, infatti, si entra in terra incognita. L’ipotesi che girava, ieri, con più insistenza è un governo a guida Di Maio, cioè M5s, con Iv che rientra in maggioranza, mentre i responsabili se ne vanno dietro a Conte, in una scissione.

Ma al Colle può andare bene un premier privo di standing internazionale e digiuno di inglese? Difficile. La soluzione più consona e opportuna per il Colle sarebbe un governo a guida Pd, detto anche "il partito del Colle". Ma guidato da chi? Dario Franceschini è il candidato numero uno, ma è ritenuto, paradossalmente, troppo vicino al Quirinale, il cui staff è composto da franceschiniani doc. E sconta il fatto di non essere conosciuto fuori dall’Italia. Lorenzo Guerini, invece, ha tre meriti: è un ottimo ministro alla Difesa (che il Quirinale ha assai apprezzato); ha lavorato a lungo con Renzi, che di lui si fidava; gode delle simpatie di tutte le anime del Pd (a differenza di Franceschini, vissuto con ostilità da molti) e non attira rivalità tra i 5Stelle. Va bene a tutti.

Ma il Movimento può reggere un nome che non sia Conte o suo? Molti lo ritengono difficile, o impossibile. Ecco perché, la quarta carta che il Colle potrebbe giocarsi è quella della maggioranza ‘Ursula’ (la definizione fu coniata da Prodi): dentro Forza Italia e fuori un bel pezzo di 5Stelle, quelli legati a Di Battista e non solo. Ma, in questo caso, il premier non lo sceglierebbe né il Pd né tanto meno i 5Stelle, ma.. gli azzurri e gli elementi più moderati dei due partiti.

E chi potrebbe essere il premier? Letta? Casini? Gentiloni? Speculazioni, ad oggi, anche perché l’alternativa, la quinta, è ancora più lontana. Quella di un governissimo con tutti dentro, Lega compresa, e fuori solo le ali più estreme (Fd’I di Meloni da una parte, la sinistra radicale dall’altra).

In questo caso, almeno, sarebbe certo, garantito e sicuro il nome del premier perché solo un nome gira, e da mesi, per un’eventualità del genere, quello di SuperMario Draghi.

Infine, scartate tutte queste eventualità perché impraticabili, o perché fallite (il che vorrebbe dire che la crisi si allunga a dismisura), non resterebbe altra scelta, a Mattarella, che dare vita a un governo di garanzia per portare il Paese al voto.

Un esecutivo che, a prescindere dalla guida (Cartabia, Giovannini, Lamorgese, Cottarelli, eccetera), si limiterebbe a gestire l’ordinaria amministrazione della pandemia per arrivare a elezioni anticipate il prima possibile, a maggio.