Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Imagoeconomica)
Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Imagoeconomica)

Roma, 19 luglio 2019 - Lo spettro della crisi di governo sembra allontanarsi dal perimetro di Palazzo Chigi per lasciare spazio alla prospettiva di un rimpasto nella compagine di governo. “C’è un evidente e totale blocco sulle proposte, iniziative, opere, infrastrutture da parte alcuni ministri 5S che fa male all’Italia“, scrive oggi Matteo Salvini. “Niente di personale – prosegue il leader della Lega – Luigi Di Maio è persona corretta e perbene, ma sono inaccettabili i no e i blocchi quotidiani di opere e riforme. Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi. Oggi Trenta, che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti", dice il ministro dell'Interno.

Di rimpasto si vocifera da tempo senza dare seguito ai fatti. La convinzione, tra i ministri grillini, è che dopo aver fatto il passo indietro sul commissario Ue in quota leghista, Salvini alzi la posta, chiedendo più caselle nel governo gialloverde. E le parole sibilline del titolare del Viminale, secondo il quale alcuni ministri grillini non sono all’altezza, ha fatto breccia negli ambienti pentastellati, dove ci si interroga su quel che potrà accadere nelle prossime ore, in attesa di un chiarimento. Di Maio chiede a Salvini un incontro, esteso al premier Giuseppe Conte. L’altro vicepremier replica che, comunque, i due si vedranno, prima o poi, senza invocare riunioni ad hoc. La posizione più esposta al fuoco incrociato delle ipotesi di rimaneggiamento sembrerebbe quella del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, dicastero guidato da Danilo Toninelli. La richiesta di rimpasto non viene tuttavia ufficializzata dal Carroccio, consapevole del fatto che i pentastellati gli chiederebbero di trattare la questione in Consiglio dei ministri, cosa che aprirebbe un percorso ancora più rischioso per la tenuta dell’esecutivo. 

Toninelli e Trenta nel mirino

Raffreddare i toni, dunque, giunti oltre il livello di guardia, senza tornare indietro sul problema degli attriti quotidiani tra Lega e M5s, che per il Carroccio devono essere affrontati e risolti una volta per tutte. Questa la linea di Matteo Salvini, che oggi diserta il vertice sull’autonomia, resta lontano da Roma, ma via staff chiarisce la sua posizione, arrivando a fare i nomi nel mirino: Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, ed Elisabetta Trenta, titolare della Difesa. Sono quelle le teste che potrebbero cadere, senza che questo venga peraltro detto apertamente. Nella Lega ufficialmente nessuno parla di rimpasto, ma il punto è questo. Di Maio intanto stempera le tensioni di ieri e tende la mano al collega vicepremier. “Io - ha assicurato oggi - escludo che ci possa essere una crisi perché queste purtroppo sono dinamiche di governo tra due forze politiche che sono diverse, il M5S e la Lega”. Dunque serve trovare una sintesi, con un chiarimento personale. “Credo - questo il clou della proposta odierna - che soprattutto in una giornata come oggi sia giusto incontrarsi con Matteo Salvini. Ci chiariamo, spostiamo qualche appuntamento dal calendario. Ci vediamo. Troviamo come sempre un punto per continuare, andando avanti”. “Ci vedremo sicuramente - la replica di Salvini - ma a colpi di no l’Italia non può andare avanti. Il problema non è Di Maio, ma la politica dei no e dei blocchi da parte di molti dei 5Stelle”. Poi il vicepremier chiarisce che c’è un evidente blocco sulle proposte, iniziative, opere, infrastrutture da parte alcuni ministri Cinque Stelle che fa male all’Italia. “Di Maio è persona corretta e perbene, ma sono inaccettabili i no e i blocchi quotidiani di opere e riforme da parte dei 5Stelle. Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi; oggi il ministro Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti”.

Conte frena sul rimpasto

Sull'ipotesi di rimpasto il premier Giuseppe Conte getta acqua sul fuoco: "Dopo la pausa della competizione elettorale ci siamo ritrovati e nessuno dei ministri mi ha prospettato l'eventualità di un rimpasto. Io ho chiesto solo di completare la procedura di infrazione su cui ero concentrato e avevo anticipato a Di Maio e Salvini che un attimo dopo avremmo completato la squadra. Così è avvenuto", ha dichiarato il presidente del Consiglio. "Quello che invece va assolutamente fatto è completare la squadra dei sottosegretari, soprattutto alle infrastrutture c'è assoluta carenza", ha aggiunto Conte.

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Zingaretti: basta inciuci

Netta la posizione dei Democratici. "Per colpa di Salvini e Di Maio in Italia non si parla più dei problemi degli italiani", taglia corto Nicola Zingaretti, segretario Pd. “Non vorremmo che ci si trovasse di fronte a un nuovo inciucio o a un governicchio o magari a un rimpasto. Ci opponiamo a tutto questo e prepariamo l’alternativa per ridare una speranza al Paese. Questa è la nostra missione“, dice in conclusione il titolare del Nazareno. “Tirare in ballo la Gronda, cioè Genova, per le pantomime tra Cinque Stelle e Lega è irrispettoso del lutto che ha colpito la città“, aggiunge da parte sua la capogruppo Dem in commissione Trasporti alla Camera, Raffaella Paita. "È vero che M5s non vuole realizzare questa importante opera infrastrutturale, condannando di fatto la Liguria e il porto di Genova alla loro tanto auspicata decrescita infelice. Vero che Salvini siede al governo con Di Maio. È vero anche che Rixi (Lega), ex sottosegretario del ministro Toninelli, ha governato per quattro anni in Regione, e per un anno a livello nazionale, con il risultato finale che sulla Gronda tutto è rimasto fermo. Genova merita rispetto. “Non esiste che un governo possa utilizzarla per rinfacciarsi responsabilità che in realtà sono equamente divise tra le due parti. Con il risultato che entrambe queste forze politiche hanno prodotto come unico risultato di favorire proprio il gruppo Benetton, che non dovrà investire un solo euro nella Gronda dopo avere per anni incassato i pedaggi".