Auto della Polizia per le vie di Napoli (foto di repertorio)
Auto della Polizia per le vie di Napoli (foto di repertorio)

Napoli, 17 maggio 2021 - Dalle prime ore di questa mattina è scattato a Napoli un blitz della Polizia contro alcuni clan di camorra del capoluogo partenopeo. Destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare 37 persone, ritenute appartenenti ai gruppi criminali dei Rinaldi, Reale, Formicola e Silenzio, che operano nel quartiere San Giovanni a Teduccio, periferia Est di Napoli e in altre zone della città.

I destinatari delle misure di custodia cautelare

Erano capi, luogotenenti e gregari delle famiglie malavitose. Sono accusati di reati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, detenzione e porto di armi da fuoco. A eseguire l’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda, i poliziotti della squadra mobile e del commissariato San Giovanni-Barra.

Alcuni degli arrestati erano in libertà, come Maria Domizio, 62 anni, moglie del capo clan Ciro Formicola, già in carcere, e Mario Reale, 51 anni, capo dell’omonima famiglia. Altri, come Ciro Rinaldi, 57 anni, e Francesco Silenzio, 46 anni, ritenuti a capo delle omonime famiglie camorristiche, sono già detenuti da tempo.

Un colpo all’Alleanza di Secondigliano

Si tratta di famiglie facenti parte della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, in lotta contro il clan Mazzarella, storico rivale dell’Alleanza, per la spartizione delle attività criminali. Le indagini, che si sono protratte dal 2014 fino al 2019, hanno documentano anche gli scontri a colpi di armi da guerra, come i kalashnikov, che hanno insanguinato l'area orientale della città di Napoli, nelle zone di piazza Mercato e Porta Nolana, nonché nei comuni di San Giorgio a Cremano e Portici.

Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche un armiere, una figura trasversale, che faceva affari rifornendo di pistole e mitra anche altre organizzazioni criminali.

L’aiuto dei social e l’elemento “identitario”

A dare una mano agli investigatori nel corso delle indagini sono stati anche i social network, molto utilizzati dagli affiliati al clan e dai loro parenti. È emerso, infatti, uno spiccato elemento identitario, in particolare nel clan Rinaldi, che aveva adottato un vero e proprio “logo”.

Era il numero “46”, chiaro riferimento al “lotto 46”, il complesso di edilizia popolare dove il clan Rinaldi ha eretto la propria roccaforte, un numero ricorrente nelle conversazioni, sui social e anche sulla pelle degli indagati: molti, infatti, se lo sono fatti tatuare addosso per rimarcare la propria appartenenza. 

"L'impegno deve continuare"

L'operazione ha dato un segnale di speranza anche alla cittadinanza e alle realtà che operano sul territorio, ma non significa abbassare la guardia nella lotta alla criminalità: "Ponticelli e l'area orientale di Napoli necessitano di interventi urgenti, altrimenti il rischio di dover piangere nuove vittime innocenti diventa sempre più alto - affermano in una nota Rosaria Manzo ed Enrico Tedesco, rispettivamente vicepresidente e segretario generale della Fondazione Polis della Regione Campania -. Le tante realtà del territorio impegnate sul versante della legalità non vanno lasciate sole, a maggior ragione alla luce dei numerosi e preoccupanti fatti di cronaca registrati in questi ultimi giorni. Non esistono più zone franche, proprio per questo sostenere il lavoro delle associazioni e delle tantissime forze sane di Napoli Est diventa fondamentale per provare a cambiare in positivo il corso degli eventi".

Pochi giorni fa l’operazione al Parco Verde di Caivano

Da alcuni giorni si è intensificata la pressione delle forze dell’ordine sui clan camorristici del napoletano. Lo scorso 10 maggio era scattata una maxi operazione nel Parco Verde di Caivano, la più grande piazza di spaccio in Europa, con 51 misure cautelari nei confronti di individui ritenuti vicini al clan Sautto-Ciccarelli, considerato dagli investigatori al vertice nella gestione del traffico di stupefacenti nell’area.