(foto d'archivio)
(foto d'archivio)

Napoli, 10 maggio 2021 I carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, coordinati dalle pm Ivana Fulco e Liana Esposito e dall'aggiunto Rosa Volpe della Dda, hanno scoperto e individuato a Caivano, in provincia di Napoli, ben 14 "punti vendita" in cui venivano smerciati stupefacenti a persone provenienti da tutta la regione.

Il maxi blitz dei militari è avvenuto alle prime luci del mattino e ha portato alla notifica di 51 misure cautelari per altrettanti individui ritenuti vicini al clan camorristico Sautto-CiccarelliIn totale, 47 sono finiti in carcere, uno ai domiciliari e per tre il gip ha disposto l'obbligo di dimora.

Piazza di spaccio tra le più grandi d’Europa

Le accuse sono, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio. Tutti reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Dalle indagini è emerso che nel Parco Verde di Caivano, una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa, lo smercio della droga era attivo tutta la settimana per 24 ore al giorno.

Avveniva tutto in poche centinaia di metri, in stanze difese da porte blindate e con i cancelli che servivano per eludere i controlli delle forze dell'ordine. Tra le persone che occupavano i ruoli apicali nel clan c'era anche chi guadagnava oltre 130mila euro al mese.

Secondo l'accusa, inoltre, i "capi piazza" pagavano alla cosca delle quote mensili, fino a 60mila euro, per spacciare nella zona di competenza del clan Sautto-Ciccarelli, i cui vertici ricoprivano i ruoli di arbitro, giudice e giustiziere.

I boss davano ordini con un cellulare in cella

Stando a quanto emerge dalle carte dell'inchiesta, dopo l'arresto avvenuto nel febbraio 2020, i presunti boss Nicola e Gennaro Sautto, in piena pandemia, avrebbero tenuto sotto controllo le piazze di spaccio impartendo ordini agli affiliati direttamente dal carcere grazie a un cellulare, sequestrato dai carabinieri nel corso di una perquisizione.

Le 51 misure cautelari non sono state notificate nel solo comune di Caivano, ma anche in altre province sparse per tutta Italia tra cui Bergamo, Isernia, Imperia, Benevento, Cosenza, Forlì-Cesena e Caserta.

Nascosti in una scuola armati per uccidere il rivale

Il collaboratore di giustizia Carlo Oliva ha raccontato, nel corso delle indagini che hanno preceduto il bliz di stamattina, del tentato agguato al presunto capoclan Antonio Ciccarelli. Tra il 2012 e il 2013, in una guerra per accaparrarsi lo spaccio, i sicari, secondo i pm assoldati dal rivale Massimo Gallo, si sarebbero nascosti per molto tempo, si parla di settimane, in una scuola media - in un momento in cui non c’erano studenti - armati di kalashnikov per uccidere proprio Ciccarelli.

Oliva, che avrebbe fatto parte del commando, ha raccontato che per il raid ci fu la collaborazione del gruppo camorristico della Vanella Grassi di Secondigliano, in particolare della famiglia Leonardi. In cambio questi ultimi avrebbero chiesto una mano per uccidere alcuni rivali tra le fila del clan degli "scissionisti". Ma a mettere fine alla vicenda ci avrebbe pensato proprio il presunto boss Sautto che, per il bene degli affari, avrebbe fatto da paciere.

L'inquilino da sciogliere nell'acido per le lamentele

I carabinieri e la DdA, nel corso dell'attività investigativa, hanno dovuto accelerare l'arresto di Massimo Gallo, uno dei "capi piazza" della zona, che si stava preparando a compiere un delitto degno di un film dell'orrore: voleva uccidere un rivale, sciogliendolo nell'acido. I militari sono intervenuti quando era già pronta la vasca dove gettare il corpo.

La piazza di spaccio di Gallo funzionava come una vera e propria fabbrica e le attività incessanti dei pusher, che si avvalevano anche delle figlie per confezionare droga, davano fastidio ad alcuni inquilini.

Gallo era convinto che uno di questi lo avesse denunciato e, non sapendo di essere intercettato, aveva deciso di vendicarsi: dopo avergli picchiato il genero e dopo avere dato fuoco a due sue auto, ha tentato di bruciargli la casa con la famiglia all'interno. Per questo l'arresto del capo piazza è stato deciso praticamente "ad horas", in quanto gli inquirenti erano ormai convinti che la vicenda sarebbe sfociata nell'omicidio, portato a termine malgrado in quella casa ci fosse anche la figlia incinta della vittima designata.