I manifesti contestati
I manifesti contestati

Napoli, 29 settembre 2021 – Torna a far parlare si sé la mostra "Ceci n'est pas un blasphème - Il Festival delle arti per la libertà d'espressione contro la censura religiosa", ospitata al Palazzo delle Arti di Napoli. Il finissage previsto per il gran finale di domani, giovedì 30 settembre, alla presenza dell'artista Abel Azcona, non si svolgerà. "La performance è stata di fatto censurata", denunciano gli organizzatori dell'evento scandalo. Domani il Pan avrebbe dovuto ospitare una performance dell'artista, un'azione artistica dal vivo della durata di circa 45 minuti che avrebbe coinvolto attori e performer. L'artista sarebbe stato in piedi su una piccola base bianca, vestito di nero e immobile. Su un piedistallo più alto, posto davanti a lui, un bambino di circa 10 anni, anch'egli vestito di nero, avrebbe puntato una pistola (giocattolo) alla bocca dell'artista. Un'azione che avrebbe dovuto mostrare "la rappresentazione in corpo vivo del ricatto - spiegano -, sotto le mentite spoglie dell'innocenza, che ha permesso gli abusi subiti e denunciati dall'artista". I bambini protagonisti sarebbero stati degli allievi di scuole teatrali "e, quindi, già abituati alla messa in scena, a esibirsi in pubblico e preparati al ruolo in modo consono dai maestri". Inoltre avrebbero avuto accesso alla sala della performance dal retro, evitando il passaggio attraverso il percorso espositivo  vietato ai minorenni.

L'artista Abel Azcona non si esibirà a Napoli

"Il 28 settembre - spiegano i curatori della mostra - abbiamo ricevuto dal Pan il diniego, non privo di rammarico, a procedere con tale performance. Di conseguenza, Azcona non sarà con noi a Napoli. Nonostante tutte le spiegazioni e rassicurazioni, legittime e doverose, del caso, la dirigenza ha ritenuto che il coinvolgimento dei minori in tale azione scenica avrebbe avuto un impatto particolarmente violento sulla loro sfera psicologica e, quindi, nel migliore interesse per i bambini, come sancito dalla convenzione Onu sui Diritti dell'Infanzia, non potevano autorizzarne lo svolgimento". La mano che ha dovuto firmare il diniego è quella del Pan "ma noi - proseguono gli organizzatori - riteniamo che la struttura e i suoi dirigenti siano vittime, tanto quanto noi, delle reazioni fanatiche di quanti, nel nome del loro sentimento religioso offeso, senza essersi presi la briga di visitare la mostra né di comprenderne le intenzioni, si sono in questi giorni scagliati contro il festival e gli organizzatori ma, soprattutto, contro le istituzioni, "colpevoli", a loro avviso, di averci concesso spazio e voce". Il riferimento è ai manifesti blasfemi apparsi nelle scorse settimane in città e che hanno scatenato sonore polemiche. Domani, alle 17:30, nel corso di una diretta streaming trasmessa dai locali del Pan sui canali di Ceci n'est pas un blasphème, gli organizzatori spiegheranno le ragioni per le quali considerano questo diniego un atto di censura. Ricordano, ancora, che la manifestazione è "dichiaratamente collegata a una battaglia civile: chiediamo l'abolizione dei reati che puniscono la blasfemia, ritenendo la blasfemia non comparabile a un illecito o un delitto".

Nella performance artistica bambini tra i 7 e i 10 anni

"I bambini coinvolti, di età compresa tra i 7 e i 10 anni, alternandosi, avrebbero dovuto assumere una posa fotografica per il tempo adeguato alla loro personale resistenza. Che tale performance li avrebbe provati fisicamente ed emotivamente, a violazione dei diritti dell'infanzia, non appare ragionevole - spiegano - neanche in considerazione del fatto che avrebbero dovuto impugnare una pistola giocattolo: se queste fossero inadeguate all'infanzia, non ce ne sarebbero in commercio; se non fosse possibile far recitare bambini in sceneggiature di violenza, non avremmo film horror, drammatici, di denuncia che al contrario vedono protagonisti proprio bambini, sebbene poi quegli stessi film siano vietati ai minori, anzi sarebbe considerato uno sfruttamento anche la posa fotografica per le pubblicità di moda. È evidente che la motivazione del respingimento non può essere questa". Il Festival si conclude giovedì 30 settembre, giornata internazionale della blasfemia, indetta dalle principali organizzazioni laiche mondiali perché siano aboliti i reati che la puniscono, con una scelta censoria animata dalla paura delle reazioni. “Si conclude – sottolineano gli organizzatori - tramutando noi in uno dei casi di censura preventiva che abbiamo censito in questi anni".