Pitti Uomo 100 non è solo l’ennesima edizione del salone che segue il ritmo stagionale delle collezioni della moda maschile. E non è solo un traguardo che testimonia della storia e della continuità della manifestazione nel corso del tempo. Al di là di ogni retorica o festeggiamento il numero cento rappresenta la fiducia in una nuova fase di crescita dopo la crisi più difficile affrontata dalla prima edizione del 1972 e l’espressione di un clima economico e sociale ottimista che il permanere di incertezze, inciampi e cautele non riesce ad impedire. Gli ultimi dati sull’andamento del fatturato del settore in Italia confermano un recupero non solo in confronto alla voragine che si era creata 12 mesi fa nei conti delle imprese al momento del Covid Outbreak in Europa, ma anche rispetto all’andamento degli ultimi mesi dell’anno scorso. Una buona parte del rimbalzo viene dal mercato interno che nella primavera dello scorso anno aveva subito un vero tracollo, ma...

Pitti Uomo 100 non è solo l’ennesima edizione del salone che segue il ritmo stagionale delle collezioni della moda maschile. E non è solo un traguardo che testimonia della storia e della continuità della manifestazione nel corso del tempo. Al di là di ogni retorica o festeggiamento il numero cento rappresenta la fiducia in una nuova fase di crescita dopo la crisi più difficile affrontata dalla prima edizione del 1972 e l’espressione di un clima economico e sociale ottimista che il permanere di incertezze, inciampi e cautele non riesce ad impedire. Gli ultimi dati sull’andamento del fatturato del settore in Italia confermano un recupero non solo in confronto alla voragine che si era creata 12 mesi fa nei conti delle imprese al momento del Covid Outbreak in Europa, ma anche rispetto all’andamento degli ultimi mesi dell’anno scorso. Una buona parte del rimbalzo viene dal mercato interno che nella primavera dello scorso anno aveva subito un vero tracollo, ma buoni segnali arrivano anche da altri paesi come Francia e Spagna.

L’ottimismo non può però esimerci da uno sguardo comunque cauto. Se la ripresa è fuori discussione, la sua intensità e rapidità è ancora tutta da valutare. I dati di marzo sono certamente influenzati da un effetto rimbalzo, una fiammata liberatoria dopo mesi di costrizioni che potrebbe ridursi di intensità nei prossimi mesi. E’ appunto la velocità della ripresa che è in discussione nelle previsioni sull’andamento dell’economia nei prossimi mesi e nelle analisi dei fattori di incertezza ancora sono ampiamente presenti nello scenario macroeconomico.

Le ultime previsioni della Commissione Europea ad esempio indicano una crescita del Pil italiano del 4,2% per il 2021, un miglioramento rispetto alle precedenti previsioni, ma una crescita dei consumi privati che si limita al 3,1% in leggero peggioramento rispetto alle precedenti previsioni. Il permanere di una debolezza nei consumi privati per tutto il 2021 è un fenomeno che interessa quasi tutti i Paesi europei. La ragione è principalmente l’aumento del tasso di risparmio delle famiglie verificatosi lo scorso anno che ha contribuito a limitare la propensione alla spesa e che impiegherà del tempo a riassorbirsi trasformandosi in consumi.

Il calo dei consumi in Europa nel 2020 è dovuto infatti a due diversi ordini di motivi: il primo è la caduta dei redditi del soggetti più colpiti, che in molti casi hanno dovuto attingere ai risparmi per i consumi necessari, il secondo è la riduzione dei consumi dei soggetti il cui reddito è stato poco o nulla colpito dalla pandemia – ad esempio coloro che hanno beneficiato dei supporti pubblici al reddito, o quelle persone e lavoratori il cui reddito è garantito – e che hanno aumentato il loro risparmi o per impossibilità di spenderli (negozi chiusi, viaggi limitati) o per prudenza riguardo al futuro.

Per i primi la ripresa dei consumi è vincolata dalla ripresa delle attività produttive e dell’occupazione, per i secondi, invece dalla possibilità di spendere il reddito – ad esempio grazie alla riapertura di negozi, locali pubblici e alla possibilità di viaggiare – e alla fiducia nella risoluzione della crisi economico sanitaria. La Commissione Europea ci ricorda che tra coloro che hanno aumentato i risparmi si trovano prevalentemente le classi con reddito più elevato, ciò fa prevedere un facile e rapido aumento dei consumi di lusso, mentre tra coloro che hanno visto ridotti i propri risparmi vi sono soprattutto i giovani, che in misura maggiore lavorano in settori che hanno avuto meno protezione durante la pandemia.

Infine anche nell’ipotesi che le incertezze sulle decisioni di consumo possa proseguire nei prossimi mesi, i dati suggeriscono che ne saranno penalizzati soprattutto i consumi durevoli, mentre ci si può aspettare che quelli semidurevoli come l’abbigliamento potrebbero addirittura godere di un rimbalzo. Infine resta l’interrogativo fondamentale: il successo dei piani vaccinali che hanno consentito in molti Paesi, inclusi tutti i tutti i Paesi europei, di adottare politiche di riapertura, manterranno la loro efficacia ne prossimi mesi? Lo stesso rapporto di previsione economica della Commissione Europea afferma con decisione che "gli sviluppi economici nell’anno 2021 e nel 2022 saranno in gran parte determinati dal successo con cui i programmi di vaccinazione domineranno la pandemia e dalla rapidità con cui i governi elimineranno le restrizioni".

In questo contesto per il mercato della moda, e in particolare per quello del lusso, le prospettive di tenuta della crescita delle vendite da qui a fine anno restano migliori che per la maggior parte degli altri settori dei beni di consumo. Un cauto ottimismo dunque, ma pur sempre ottimismo, che ci si aspetta possa tradursi per fine 2001 in un recupero, almeno del 70-80 per cento dei livelli di fatturato pre-Covid.

*Presidente di Pitti Immagine