La sfilata di Valentino a Parigi: lo show finale
La sfilata di Valentino a Parigi: lo show finale

Parigi, 2 marzo 2020 - «Voglio fotografare la realtà, non fare un manifesto di moda», racconta Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison Valentino dopo gli applausi per il defilé del prossimo inverno all’insegna dell’inclusività e dell’osservazione della società.

«La mia è una riflessione – continua Pierpaolo – perché inclusività vuol dire assenza di categorie, e per questo ho usato al femminile i codici classici dell’abbigliamento maschile. Oggi le donne non hanno bisogno di vestirsi come negli anni Ottanta per avere gli stessi diritti. Ho scelto questo nuovo stile perchè è qualcosa che omologa per raccontare l’individualità». Per questo il Valentino che verrà punta su una parata di capi neri all’inizio, poi tocchi di rosso V, di delicato nudeblu e grigi. Cappotti da uniforme militare declinati per lei e per lui, portati con scarpe pesanti e unisex con la suola forte e alta, per raccontare tante storie di oggi. 

Uno stile di emozioni come gli acquerelli di Marlene Dumas che hanno ispirato Piccioli, come le radici profonde e reali del Dna dell’alta sartorialità di Valentino, un patrimonio da tutelare ed esaltare. «Penso a un mondo senza barriere, i diritti umani valgono per tutti», continua lo stilista che con Naomi è stato alla tavola del presidente Macron lunedì sera all’Eliseo per la cena di gala in onore del fashion internazionale. E c’è una nuova gentilezza che accomuna questo guardaroba interscambiabile, come i cappotti di tweed ricamatissimi o con fiori attraenti dipinti a mano, la maglieria di maculato ma in nero e grigio, le camicie trasparenti di organza.
Piccioli pensa ai giovani, ad una generazione che non guarda al genere, che «non vuole definirsi perché non ha binari mentali». Trionfa il crossgender anche nel picot blu coi bottoni d’oro che lei può drappeggiare intorno alla vita con un gioco di martingale che lui può sciogliere.

Bellissimo il cappotto di pelle con quattromila petali che ondeggiano a ogni passo, meraviglia anche per le borse di ogni misura. Sempre in pelle il pastrano militare rosso Valentino, e tante facce nuove tra le modelle, con qualche giovanotto per niente macho, e le supertop come Natasha Poli, Mariacarla Boscono, Lara Stone e Irina Shayk. Fra gli ospiti ecco Romeo Gigli arrivato da Marrakech dopo che Piccioli gli ha inviato l’invito al defilé e un gran fascio di rose bianche. Non nasconde la preoccupazione per il momento storico che stiamo attraversando Stefano Sassi, Ceo di Valentino, brand che appartiene al Mayhoola for Investments del Fondo Sovrano del Qatar, che ricorda come il marchio abbia ben 180 boutique al mondo, anch’esse sotto la scure del Coronavirus. 

L’epidemia spaventa i fashionisti qui a Parigi, a bordo passerella banditi baci e abbracci, solo grandi sorrisi e niente strette di mano. Agnes B. e APC hanno abolito i loro defilé, dopo la chiusura del Louvre si aspettano altre disdette forse per oggi. Per ora gli show continuano in modo abbastanza sereno. Come nel caso di Yssey Miyake che sfila al Licée Carnot col tocco del nuovo stilista Satoshi Kondo alla sua seconda prova. Daniel Ezralow, grande coreografo amico della maison giapponese, ha deciso alcune performance come quella che chiude con delicatezza lo show con una serie di indossatrici ma anche persone comuni unite insieme da maniche-sciarpe-pullover senza interruzione in un serpentone che è un abbraccio multiplo di razze e di forme. Un messaggio chiaro per invitare tutti alla condivisione e al rispetto. 

Come sempre innovativo e fantastico Miyake con abiti che dal filo al tessuto con un unico sistema computerizzato realizzano l’abito, cosa che ha del miracolo, poi i camicioni tutti un pezzo col soprabito, i piumini trasformabili con un sistema di zip, la tuta bianca di piume ecologiche, uno stile slow e minimal che pacifica. Si ride e si sorride da Thom Browne all’Ecole des Beaux Arts con la passerella che è un bosco tutta neve e comparse dal viso di animali che accolgono gli ospiti salutandoli. In passerella 33 coppie, uomini e donne, uomini e uomini e donne e donne, coi pezzi come sempre estrosi ma perfetti dello stilista americano che lavora su impeccabili cappotti e giacche sartoriali nei tessuti più esclusivi. Anche qui inno al no-gender, alla comunità di stili, e una passerella tutta dedicata alle borse ognuna a forma di animale. Non solo la bassotto-bag emblema di Thom Browne ma una vera Arca di Noè con galline, cavalli, pappagalli, giraffe, foche, serpenti,scimmie, topi, struzzi, cammelli, tapiri, tartarughe, orsi ed elefanti, tutti in pelle nera, tutti già da comprare per vestire con ironia.