Parigi, 12 marzo 2018 - “Oggi non esiste più la moda, esistono le tendenze”. Un giudizio severo e autorevole quello espresso solo pochi anni fa da Hubert de Givenchy, ultimo dei grandi couturier francesi, morto sabato scorso a 91 anni nel suo castello rinascimentale alle porte di Parigi, assistito con amore dal compagno di una vita Philippe Venel che solo oggi ha dato l'annuncio del decesso. Era di nobile famiglia Monsieur Hubert come tutti lo hanno sempre chiamato nel mondo del fashion, primogenito del conte Taffin de Givenchy che era contrarissimo al suo ingresso nella moda subito dopo la fine della seconda guerra mondiale dove Hubert lavorò in vari atelier dell'haute couture come Fath, Piguet e Schiaparelli, prima di aprire la sua maison di moda nel 1952 e debuttare così sulla passerelle parigine. Erano gli anni dei trionfi di Christian Dior che aveva lanciato il New Look nel 1947, ma già nel 1937 tutti parlavano dello spagnolo dal tocco divino Christobal Balenciaga, dominava le scene dello stile Coco Chanel e a Firenze in Sala Bianca in quel 1952 aveva mosso i primi passi la moda italiana e aveva debuttato un diciottenne strabiliante come Roberto Capucci, In quel periodo favoloso e fervido di talenti si era affermato anche un altro nobile couturier, il marchese Emilio Pucci, che restera per tutta la vita grande amico di Hubert de Givenchy. Li accomunava una visione della moda come pura bellezza.

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Chi scrive ricorda l'ultima sfilata di Monsieur Givenchy all'Hotel George V con lui che alla fine apriva il corteo delle sue petites mains e delle sue premiere d'atelier con la giacca candida che insossava sempre al lavoro, quasi una divisa da chirurgo dell'eleganza. Un modo semplice e altissio questo di presentarsi all'applauso finale con tutte le persone che gli avevano permesso per tanti anni, attraverso il loro paziente e prezioso lavoro, di essere uno dei maestri della moda internazionale. Famosissimo il sodalizio d'arte e di amicizia profonda con Audrey Hapburn che lui incontrò per l'ultima volta nel 1993 quando la grande attrice e benefattrice per l'Unicef aveva ormai pochi mesi di vita. Pianse molto quel giorno il couturier, forse ricordando il loro primo incontro nel 1953 quando l'allora ancora non troppo famoso Audrè, come lui l'ha sempre chiamata, gli si presentò davanti per chiedergli di disegnare per lei i costumi di “Sabrina”: nonostante non la conoscesse poi molto, a parte che per l'interpretazione di “Vacanze romane”, Hubert fu stregato dal fascino acerbo della Hepburn e accettò. Nello stesso spirito di ammirazione e affetto pudico eccolo ancora al lavoro per il suo abito capolavoro, il tubino nero di “Colazione da Tiffany” che diventerà simbolodi eterna eleganza e sublime oggetto di femminilità.

Il primo suo segno di stile fu la prima collezione, nel 1952, intitolata Les Separable, per raccontare in modo molto moderno come fare a vestirsi con gonna e camicetta, senza formalità. E fu allora che nacque il suo capolavoro, la Blusa Bettina, bianca e inarrivabile per chic, dedicata alla mannequin.musa Bettina Graziani famosa per il suo caschetto rosso con la frangetta sbarazzina anche in età avanzata. Sue clienti affezionate oltre al mito di Audrey Hepburn sono stata Jackie Kennedy che a Parigi per la prima visita ufficiale da first lady indossò una sua creaezione, Farah Diba, Marlene Dietritch, Marella Agnelli, Grace di Monaco, Cristina Pucci di Barsento.

Nel 1995 la decisione di vendere tutto, lasciare la maison nella mani del magnate del lusso Bernard Arnault che la inglobò nel portafoglio del gruppo LVMH, nominando come primo stilista alla successione della maison dopo il fondatore l'immenso John Galliano, seguito da altri couturier fino al 2009 quando al timone è arrivato Riccardo Tisci, che ha retto l'atelier fino al 2017. Ora il brand Givenchy è passato alla direzione creativa di Claire Wraight Keller.

In questi ventitrè anni lontano dal suo atelier in rue Francois I Hubert de Givdnchy si è molto dedicato alla sua grande passione di collezionista di opere d'arte e manufatti antichi, metterndo all'asta molta parte del suo patrimonio, circondato dall'affetto dei nipoti e dall'ammiranzione di tutti quelli che amano la Moda vera, non solo le tendenze.