Damon, 50 anni, a Cannes con la compagna di set (“Stillwater“) Camille Cottin
Damon, 50 anni, a Cannes con la compagna di set (“Stillwater“) Camille Cottin
Cinquant’anni, un Oscar vinto come sceneggiatore – per aver scritto, a poco più di vent’anni, Good Will Hunting con l’amico Ben Affleck. Tre altre nomination come attore. Una filmografia da paura, che va da Salvate il soldato Ryan a Il talento di Mr. Ripley, dalla saga di Ocean’s Eleven a quella di Jason Bourne, passando da The Departed. Il talento di mr. Damon non si discute. Eppure, all’incontro con gli appassionati di cinema, qui a Cannes, parla di sé con i toni più dimessi che si possano immaginare. Come se fosse ancora uno studente di...

Cinquant’anni, un Oscar vinto come sceneggiatore – per aver scritto, a poco più di vent’anni, Good Will Hunting con l’amico Ben Affleck. Tre altre nomination come attore. Una filmografia da paura, che va da Salvate il soldato Ryan a Il talento di Mr. Ripley, dalla saga di Ocean’s Eleven a quella di Jason Bourne, passando da The Departed.

Il talento di mr. Damon non si discute. Eppure, all’incontro con gli appassionati di cinema, qui a Cannes, parla di sé con i toni più dimessi che si possano immaginare. Come se fosse ancora uno studente di cinema. Poche ore prima, cinque minuti di standing ovation per Stillwater, il film di Tom McCarthy che Matt Damon ha presentato, fuori concorso, al Festival. "Non mi sembrava vero. Ho passato diciotto mesi, come tutti, chiuso, bloccato. E vedere tutta questa gente mi sconvolge, mi commuove". Poi si racconta. "Mi fu offerto un film chiamato Avatar: James Cameron, il regista, per convincermi mi aveva offerto anche il 10 per cento degli incassi. Ripensandoci, forse passerò alla storia. Non c’è nessun attore al mondo che abbia rinunciato a una cifra maggiore!". Il film sarebbe arrivato a incassare 2,8 miliardi di dollari: a Matt Damon sarebbero entrati nel conto corrente 280 milioni di dollari.

"Non potevo accettare, perché stavo girando i film della serie di Jason Bourne, e non volevo lasciarli nei guai". Ricorda ancora, Matt Damon, quando raccontò il suo "gran rifiuto" al suo collaboratore e amico John Krasinski, che si alzò dal tavolo, sconvolto, per dire: "No, Matt, non ci sarebbe niente di diverso se tu avessi fatto Avatar, se non che io e te adesso faremmo questa conversazione nello spazio!".

Altri appuntamenti sfiorati, quelli con la regia. "Stavo per dirigere Manchester by the Sea. Ma dopo aver letto il copione di Kenneth Lonergan, gli ho detto: “Kenny, devi dirigerlo tu. Questo film sei tu“". E anche in questo caso, non interpretò il film, perché si sovrapponeva alle riprese di The Martian: e il protagonista scelto al posto suo, Casey Affleck, fratello del suo caro amico Ben, per quell’interpretazione vinse l’Oscar di migliore attore 2017.

Sulla fama, Matt ha le idee molto chiare. "I media ci hanno rinunciato, con me, perché sono noiosissimo. Ciò che fa vendere sono sesso e scandalo. Invece, tutti sanno che io sono sposato, sono un padre, e relativamente poco scandaloso. Non vale la pena stare appostato con un teleobiettivo fuori da casa mia". E poi ironizza su uno che invece il rapporto con la fama ce l’ha molto più esplosivo. Il suo partner on Ocean’s Eleven Brad Pitt. "Quando andammo al Gran Premio di Monaco a promuovere il film, la security mi bloccò, proprio fisicamente, e io dovetti urlare “Ma sono con Brad!“… Tutti erano pazzi per lui; ma lui era tranquillissimo!".

Giovanni Bogani