Venezia che perde case e abitanti: come tante ‘moeche’, i prelibati granchi in mutazione pescati con fatica nelle barene della Laguna, i residenti perdono il tetto sotto cui vivere, sfrattati dall’economia turistica prevalente. Una metafora che Andrea Segre presenta oggi in apertura delle Giornate degli autori: è Welcome Venice, scritto con Marco Pettenello e vanta un cast di alto...

Venezia che perde case e abitanti: come tante ‘moeche’, i prelibati granchi in mutazione pescati con fatica nelle barene della Laguna, i residenti perdono il tetto sotto cui vivere, sfrattati dall’economia turistica prevalente. Una metafora che Andrea Segre presenta oggi in apertura delle Giornate degli autori: è Welcome Venice, scritto con Marco Pettenello e vanta un cast di alto livello, dai protagonisti Andrea Pennacchi e Paolo Pierobon, con Ottavia Piccolo, Roberto Citran e Sara Lazzaro, ma anche con veri ‘moecanti’, gli allevatori del prezioso crostaceo.

È la contesa tra due fratelli, Pietro (Pierobon) e Alvise (Pennacchi), uno legato alla casa di famiglia dove vuole continuare a pescare, l’altro che vorrebbe farne un alloggio per risolvere i problemi economici di tutta la famiglia. Un braccio di ferro che avrà una soluzione e una conclusione potente e surreale. Lo scenario è quello della Venezia popolare, del sestiere della Giudecca, dove la gente viene ‘espulsa’ verso la terraferma, e dove le case sono trasformate in bed and breakfast.

"Siamo partiti tre-quattro anni fa – racconta Segre – con l’idea di scrivere un film su Venezia e il turismo, poi sulla casa. Alla Giudecca ho incontrato i moecanti, che mi hanno spiegato questo tipo di allevamento. I fratelli sono due esseri umani sottoposti a una spinta economica molto forte: perdere la casa è come per il granchio perdere il guscio, una mancanza di protezione che è interessante come metafora".

Andrea Segre firma anche il documentario di preapertura della Mostra di Venezia 2021, proiettato ieri sera in Sala Darsena, La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid, con immagini originali e filmati d’archivio del "dietro le quinte" dell’edizione 2020, svoltasi con le limitazioni imposte dai protocolli di sicurezza. "Non posso chiamarlo film – dice il regista – sono appunti in presa diretta di un pezzo inatteso della storia della Mostra e del cinema".