The Jackal
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The Jackal. Che vuol dire, letteralmente, lo sciacallo. Perché loro sono bravi a sciacallare film, spot televisivi, tendenze. Perché si cibano di frammenti di altri film per ricreare delle cose tutte loro. "Siamo degli sciacalli perché ci piace fare a pezzi le sequenze dei film che amiamo, per poi rimontarle e creare qualcosa di nuovo", dicono. E questo “qualcosa di nuovo“ sono dei video, che loro hanno cominciato a creare alle scuole medie, nel garage di uno di loro, con la telecamera sottratta ai genitori, registrando i loro primi esperimenti sulle sacre videocassette del saggio di danza della sorellina. Sono i The Jackal: ogni loro video, oggi, fa milioni di views. Ma hanno cominciato in un posto macchina umido a Milito, nord di Napoli. Hanno costruito una factory, una casa di...

The Jackal. Che vuol dire, letteralmente, lo sciacallo. Perché loro sono bravi a sciacallare film, spot televisivi, tendenze. Perché si cibano di frammenti di altri film per ricreare delle cose tutte loro. "Siamo degli sciacalli perché ci piace fare a pezzi le sequenze dei film che amiamo, per poi rimontarle e creare qualcosa di nuovo", dicono. E questo “qualcosa di nuovo“ sono dei video, che loro hanno cominciato a creare alle scuole medie, nel garage di uno di loro, con la telecamera sottratta ai genitori, registrando i loro primi esperimenti sulle sacre videocassette del saggio di danza della sorellina. Sono i The Jackal: ogni loro video, oggi, fa milioni di views. Ma hanno cominciato in un posto macchina umido a Milito, nord di Napoli. Hanno costruito una factory, una casa di produzione video di qualità altissima. Ma sempre, come dire?, a conduzione familiare. Anzi, amicale.

I loro video si chiamano Lost in Google, Gay ingenui, Gli effetti di Gomorra – la serie sulla gente, con le partecipazioni autoironiche di Salvatore Esposito e Roberto Saviano; o Vrènzole, dialoghi surreali e debordanti da un balcone all’altro, in napoletano stretto. The Jackal sono Simone Ruzzo, Ciro Priello, Francesco Ebbasta – il nucleo storico – a cui si sono uniti Fabio Balsamo, Gianluca Fru, Alfredo Felco, Claudia Napolitano e Aurora Leone. E a una certa distanza, a sorvegliarli, sostenerli e in qualche modo proteggerli, Gianluca Cozzolino, il creatore di Fanpage.it. Adesso The Jackal hanno scritto un libro: Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone (Rizzoli). Sottotitolo: Così abbiamo aperto un canale YouTube. Chiediamo a loro il resto.

Perché? Siete Youtubers, create “pillole“ per i media più giovani. Un libro non è un mezzo antico?

"Al contrario. Per noi era un nuovo media, grazie al quale abbiamo potuto trovare un respiro diverso per raccontare tanti momenti della nostra storia che non avevamo mai raccontato".

È un libro scritto in maniera molto composta, controllata: non cercate la battuta ogni due righe.

"È vero. Sono le due anime che da sempre convivono in noi: la voglia di giocare, anche quando imitavamo i personaggi appena visti in tv, fra di noi; e una disciplina che ci porta a prendere le cose sempre sul serio".

Raccontate le molte sfide tecniche che avete affrontato. Si intuisce un gran lavoro dietro i vostri video.

"Abbiamo sempre cercato di alzare l’asticella, a volte persino troppo, imponendoci sfide impossibili. Ma abbiamo sempre lavorato per fare un prodotto buono, con una fotografia professionale, con stacchi e montaggio da cinema, anche nell’ambito di pochi minuti".

E poi c’è Napoli, il suo clima emotivo, il suo rappresentare casa per tutti voi.

"Napoli ha sempre colorato il nostro modo di raccontare, con il suo linguaggio, con mille gesti, occhiate, parole presi dalla vita vera. Ogni parola sentita a tavola poteva entrare nei nostri video. E fuori dal nostro mondo, saremmo stati in difficoltà. La creatività è anche un fatto di assorbimento di certi tic, certi modi di parlare, di reagire. Con questo non vogliamo dire di essere ‘napolicentrici’, solo che viviamo intensamente i nostri luoghi, il mondo che amiamo".

Nel mondo che amate c’è tanto cinema americano. Fra gli italiani, c’è qualche modello?

"Siamo cresciuti negli anni ’80 e ’90, con Matrix e con la fantascienza, oggetto di alcune nostre parodie. Ma fra gli italiani, siamo grandissimi fan di Carlo Verdone, anche se non osiamo mai dirlo pubblicamente".

Riuscite ancora a essere amici, come all’inizio, quando creavate le prime cose in un garage?

"È questa la base di tutto. Siamo molto legati, dopo tanti anni; e per esprimerci davvero bene, è necessario per noi volerci bene, essere amici. Sembra impossibile, ma in tanti anni, con tanti momenti difficili, nei quali pensavamo che la nostra esperienza fosse al capolinea, con tanti problemi finanziari nonostante la popolarità, in tanti anni – dicevamo – non c’è mai stata una vera frattura fra noi".