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1 lug 2022

Stranger Things: il Sottosopra è dentro di noi

1 lug 2022
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Di Clemente

Pronti per le cose più strane? Da stamattina sono disponibili su Netflix gli ultimi due capitoli della quarta serie di “Stranger Things“, gli episodi 8 e 9: l’8 dura un’ora e 25 minuti, il 9 due ore e mezzo. La cosa più strana è che alla quarta stagione l’epopea adolescenzial- orrorifica piena di citazioni anni Ottanta inventata nel 2016 dai gemellii Matt e Ross Duffer oggi 38enni, non abbia mostrato cedimenti o stanchezza. Anzi: dopo una partenza “lenta“ e infarcita di una dose persino stucchevole di ammiccamentiluoghi comuni cari alla serie e ai tantissimi fan, “Stranger Things 4“ è riuscita – prima ancora del gran finale visibile da adesso – a insediarsi nel profondo della coscienza degli spettatori. Toccando corde così intime, e in modo così inquietante come forse mai accaduto prima. Perché?

Intanto perché ha avuto l’idea geniale di ridare vita a una canzone-capolavoro come “Running Up That Hill” di Kate Bush, scritta dalla grande cantautrice inglese (oggi 63 anni) nel 1985, e già nel 1985 canzone-invito al viaggio, per gli adolescenti di allora, dell’esplorazione della propria psiche. Una canzone-portale verso il Sottosopra che è dentro di noi (ragazzi): il lato oscuro dell’amore, la paura insita nella scoperta della sessualità, il desiderio di protezione dal dolore. Grazie all’utilizzo in “Stranger Things“ dal 27 maggio il brano è stato ascoltato 465 milioni di volte nel mondo: ha più successo ora di quanto ne ebbe all’uscita, e già questo la dice lunga sulle effettive priorità emozionali dei teenager 2022. Ma ancora più potente è forse la seconda idea che è l’anima (nera) di questa quarta serie: il Male – Vecna – riesce a colpire (a uccidere i ragazzi) trovando un varco nel loro cuore attraverso i sensi di colpa che – per troppa sensibilità – li tormentano; l’unica salvezza è il conforto degli amici. Niente di strano, solo compassione: cosa c’è di più fragile, e di più eterno, di un giovane cuore che soffre?

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