di Eva Desiderio

Chiusura col botto della fashion week parigina, lo scorso 5 ottobre, col defilè di Louis Vuitton per l’estate 2022 con la direzione creativa di Nicolas Ghesquière. In un’ala della Cour Carrè del Louvre, il sontuoso defilè, una sorta di ancien regime del fashion ma attualizzato alla Ghesquière con redingote settecentesche di jeans, sottovesti con crinoline sui fianchi, giacchine militari e camicie di pizzo, marsine ricamate, volant al collo e ai polsi, occhiali ricchissimi. Nicolas esce scordato dal bodygard in una standing ovation, nonostante la contestazione di alcune attiviste ecologiste. Al pomeriggio, al Palais de Jena, Miuccia Prada aveva entusiasmato con una passerella che ha riecheggiato il 1968. Un defilè desiderabile per i capi tutti componibili e scomponibili, tra minigonne dalla vita bassa che scoprono la linea nude dello slip, micropieghe, cinture, camicie corte come top e maglioni appena sotto al seno. Tutta la collezione estate 2022 è color coloniale, con trench dall’orlo e sfilacciato, bermuda over, sneaker coi calzettoni grigi, gonne a pieghe da collegiale. Una certa aria di borghesia ribelle e di look un po’ androgino che piacerà alle addicted di Miu Miu. Al Palais de Tokyo ecco Lacoste con lo stile di Louise Trotter, direttore creativo dal 2018. Il mitico coccodrillo è di proprietà del marchio svizzero Maus Frères con un tournover global di 2 miliardi di euro: in Italia (15 negozi di proprietà, 7 in franchising, e 6 outlet) la distribuzione è affidata alla Manifattura Mario Colombo e l’azienda fa capo alla famiglia brianzola Colombo (Colmar). Sotto la vela bianca su un ideale campo da tennis il defilè, giovane e forte, con Trotter che aggiorna i canoni Lacoste: sneaker e sandali-sneaker multicolor da comprare subito, gonne e top di organza tecnica.

Interesse e pacificazione nel defilè di Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood in un garage abbandonato: gonne dritte alla Marilyn e giacche sexy, unisex per lei e per lui da scambiarsi ogni mattina alla vestizione, pigiami in damasco e cappotti Nerhu e poi i bellissimi bustier che realizza per la Westwood con la maglieria lo Studio Cataldi di Prato. Bruno Sailelli da Lanvin spopola tra abiti cocktail plissè color viola, sandali col tacco piercing, tuta maculata di fiori, sottoveste a sorpresa sulle forme di una modella curvy. Appare anche Naomi in tuta smoking nera con mantello da regina cattiva. Da Givenchy lo stilista Mattew M.Williams lavora sull’atemporaneità dei pezzi tra corsetti e pepli tratti dall’archivio di Monsieur Hubert: tra gli accessori spiccano le borse Neo-Antigona e Kenny. Nello storico atelier di Avenue Montaigne si presenta il nuovo Ungaro disegnato da Kobi Halperin, stilista da New York, 48 anni, di origini israeliane. Ecco i fiori, i pois, l’arancio e il fuxia per le camicette coi volant, abiti gipsy-chic, jersey e sete gialli, ruches su ruches sulle sete stampate a Como. Meno noto ma bravissimo, Alexander Blanc, dipinge a mano shorts e bustier spiritosi. Il piumino nero di vinile si gonfia come un materassino da mare da Schiaparelli (brand di Diego Della Valle) con l’ironia di Daniel Roseberry che rilegge l’alfabeto iconico di Elsa per una ’couture fetish’. Si chiama Shang Xia il brand cinese acquistato da Exor. Palette accesa e fluo per lo stilista Yang Li tra over giudizioso con abiti poncho di seta sfumata. Al Museo d’Arte Moderna infine la girl infiocchettata e seducente di Giambattista Valli, tutta ruches.