Le città italiane sono poco attrezzate per il lavoro da remoto
Le città italiane sono poco attrezzate per il lavoro da remoto
Chi desidera dedicarsi definitivamente allo smart working prenda in considerazione le città dell'Est Europa o degli Stati Uniti. Viceversa, a Londra, Parigi e in Italia troverà vita difficile. Il sito BroadbandDeals ha creato un Remote Working Index per individuare fra cinquanta città del mondo le più attrezzate per il lavoro a distanza e quelle che invece sono più carenti in infrastrutture e servizi, incrociando cinque fattori: la velocità della connessione Internet, la disponibilità di posti di lavoro di questo genere e di servizi di consegna di cibo a domicilio, il costo di un portatile (nello specifico un MacBook) e il costo della vita.

Ipotizzando quindi di trasferirsi e partire da zero, in prima posizione si piazza Bucarest, la capitale della Romania, grazie a un'eccellente velocità della banda larga (52 Mbps), al costo della vita contenuto (circa 490 euro al mese) e alla maggiore diffusione del remote working fra tutte le città prese in esame (il 4,33% dei posti di lavoro). Seguono tre città degli Stati Uniti, Houston, Las Vegas e Atlanta, e un'altra città dell'Europa orientale, Budapest.

Scorrendo la classifica fino in fondo colpisce la presenza nelle ultime dieci posizioni di grandi città che non ti aspetteresti. Ci sono per esempio tre tedesche, Monaco, Colonia e Amburgo, frenate da un costo della vita medio-alto (850 euro al mese), dal prezzo elevato da pagare per un portatile e dalla scarsa disponibilità di posti di lavoro smart. Limiti che si ritrovano anche a Londra, Parigi e Seul, con in più l'aggravante di una connessione Internet mediocre.

E infine, fanalini di coda, ecco Milano in posizione 49 e Roma ultima in posizione 50, punite per la carenza di offerte di lavoro in remoto, l'elevato costo della vita e del computer e una connessione Internet fra le più lente delle città della lista: peggio di Roma (16 Mbps) fanno solo Mumbai, Istanbul e Dubai. Chissà che la conversione forzata allo smart working dettata dal lockdown per il Coronavirus non possa però cambiare le nostre abitudini in questa direzione.

Qui potete leggere la classifica completa.


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