Dettaglio del poster - Foto: Netflix
Dettaglio del poster - Foto: Netflix

Esiste la pesca sostenibile? Il documentario 'Seaspiracy' si presenta con questa domanda, lasciando intendere una risposta sostanzialmente negativa e preannunciando una "trasformazione radicale del nostro modo di pensare e agire sulla conservazione degli oceani". Esce in streaming su Netflix mercoledì 24 marzo, accompagnato da polemiche e in particolare dalla presa di posizione di John Connelly, presidente del National Fisheries Institute, che parla apertamente di "propaganda" basata su "esagerazioni, menzogne e teorie del complotto".


Seaspiracy, tutto sul documentario

Il documentario parte come tentativo di fare il punto sull'impatto che gli esseri umani hanno su mari e oceani, ponendo particolare attenzione alle conseguenze legate alla crisi climatica. Poi identifica il proprio cuore pulsante nell'analisi della pesca, soprattutto quella illegale portata avanti da organizzazioni criminali, mettendo anche in dubbio che le pratiche sostenibili siano realmente rispettose dell'ecosistema acquatico globale.

'Seaspiracy' rappresenta l'esordio per Ali Tabrizi, che si è occupato di regia, direzione della fotografia, riprese e montaggio. A produrre il documentario è stato Kip Andersen, co-regista e produttore di un altro titolo controverso, presente su Netflix: 'Cowspiracy' (2014), racconto di come l'industria animale contribuisce grandemente alla crisi ambientale.

Il trailer in lingua originale



Le controversie e come guardare il documentario

Abbiamo già anticipato le critiche espresse dal presidente del National Fisheries Institute, l'associazione di categoria che riunisce l'intera filiera statunitense del pesce. Altri dubbi sono stati espressi da coloro che già li avevano esternati in occasione di 'Cowspiracy', un film che cedeva all'indignazione facile, quella che però viene archiviata in fretta dagli spettatori perché priva di reale sostanza. Nel caso di 'Seaspiracy' è bene che si rivolga l'obiettivo sulla fauna acquatica, tradizionalmente sfruttata in maniera intensiva, bisogna però farlo con il massimo rigore, affinché la discussione sia davvero proficua.

A conti fatti il film di Ali Tabrizi ha luce e ombre, ma preso nel modo giusto più incoraggiare una presa di coscienza: bisogna ritagliarsi 1 ora e 29 minuti di tempo (tanto dura) e attendere il 24 marzo, giorno dell'inserimento all'interno del catalogo dei contenuti streaming di Netflix. Dove, segnaliamo, si trova anche 'Il mio amico in fondo al mare' (titolo originale 'My Octopus Teacher'), candidato all'Oscar 2021 come migliore documentario.

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