Roberto Bolle: quando a 15 anni folgorò Nureyev in sala prove. La famiglia e i sacrifici per diventare una stella

L’audizione alla Scala a soli 12 anni e quel Teatro magico, che lo faceva sognare ma gli incuteva timore. La carriera da étoile, l’impegno per portare la sua arte fuori dai luoghi usuali. E una convinzione: “La danza è una maestra di vita”

Sanremo, 10 febbraio 2024 – Roberto Bolle sarà ospite della finale del Festival di Sanremo 2024. Per l’étoile sarà un ritorno. Nonostante gli impegni professionali non ha avuto esitazioni: “Appena Ama mi ha chiamato ho detto sì, sono felice di esserci”. "Sanremo è un palco straordinario per me – ha detto in conferenza stampa – che ho sempre creduto nell'importanza di portare la danza in luoghi speciali, anche popolari, portarla a tutti, a un pubblico il più grande possibile”. 

Una carriera stratosferica, quella di Bolle, che proprio ieri è stato celebrato a Londra, alla Royal Opera House, per i 25 anni come artista ospite. Il successo dell’étoile si fonda su una immensa passione per la danza ma anche su sacrificio e disciplina. Un percorso iniziato da giovanissimo (a dodici anni) alla Scala, che per lui è una seconda casa: “L’incontro con la Scala ha avuto un effetto dirompente su di me – ha raccontato parlando della sua prima volta al Piermarini in una intervista a “Verissimo” –. Ero affascinato, ma dall’altra parte sapevo che entrare alla Scala voleva dire lasciare la famiglia, i miei genitori, i miei fratelli”. Classe 1975, Bolle è nato a Casale Monferrato e cresciuto a Trino, nel Vercellese. Da lì è dovuto partire, per realizzare i suoi sogni. 

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“Da una parte volevo entrare, dall’altra non volevo essere preso – ha raccontato -. Ricordo che dissi a mia madre (suo grande punto di riferimento ndr)  nel viaggio in treno verso Milano ‘D’accordo, ma io non mi impegnerò per fare questa audizione, così almeno non mi prenderanno’. Poi quando mi sono trovato in sala in realtà ce l’ho messa tutta”. Quell’audizione segnò un nuovo inizio.

Roberto Bolle e l'evento in piazza Duomo
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Un talento straordinario, notato anche da Nureyev, che dopo averlo visto in sala prove comunicò al Teatro di volerlo per il ruolo di Tadzio in Morte a Venezia, spettacolo che avrebbe portato all’Arena di Verona. Aveva solo 15 anni. La Scala non concesse il permesso di accettare l’offerta del grande danzatore russo proprio a causa dell’età acerba, ma questo incontro ha segnato un punto di svolta nel percorso artistico di Bolle. 

Con gli anni l’étoile ha fatto sua una missione: uscire dai luoghi tradizionalmente tributati alla danza, alla ricerca di spazi più ampi e inusuali. Basti pensare al recente Ballo in Bianco in piazza Duomo a Milano, con 2.300 allievi delle scuole di danza provenienti da tutta Italia. “La danza non è solo un allenamento quotidiano – ha detto Bolle – ma una maestra di vita, insegna che a piccoli passi si può raggiungere il proprio obiettivo”. Bolle oggi ha anche annunciato una nuova prima serata Rai che lo vedrà protagonista il 29 aprile nella Giornata Internazionale della danza e che s'intitolerà "Viva la danza".

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