Laetitia Casta
Laetitia Casta
Come si cambia per non morire, dice una famosa canzone. La canta anche il cuore di Laetitia Casta, ex ragazzina maturata nel jet set moda&cinema a colpi di fama in un tempestoso e ammirato crescendo. L’abbiamo un po’ tutti attesa al varco quando ha scelto il cinema, guarda che non è una passeggiata, possono farti a pezzi. A due decenni, quattro figli e tanti film dall’arrivo in carretto come bellissima, tonta e bardottiana Falbalà alla corte del pantagruelico ObelixDepardieu (1999), Casta ha ritirato, l’altra sera, l’Excellence Award David Campari di Locarno 74, premio artistico ambito e motivato dal direttore Giona A. Nazzaro: "Laetitia Casta incarna un’idea di cinema modernissima, in sintonia con le trasformazioni del pubblico e delle immagini in...

Come si cambia per non morire, dice una famosa canzone. La canta anche il cuore di Laetitia Casta, ex ragazzina maturata nel jet set moda&cinema a colpi di fama in un tempestoso e ammirato crescendo. L’abbiamo un po’ tutti attesa al varco quando ha scelto il cinema, guarda che non è una passeggiata, possono farti a pezzi. A due decenni, quattro figli e tanti film dall’arrivo in carretto come bellissima, tonta e bardottiana Falbalà alla corte del pantagruelico ObelixDepardieu (1999), Casta ha ritirato, l’altra sera, l’Excellence Award David Campari di Locarno 74, premio artistico ambito e motivato dal direttore Giona A. Nazzaro: "Laetitia Casta incarna un’idea di cinema modernissima, in sintonia con le trasformazioni del pubblico e delle immagini in movimento, ambasciatrice ideale del cinema di cui il Festival intende essere espressione".

Laetitia, come vede oggi quella ragazzina?

"Penso al desiderio precoce che avevo di fare cinema. Questo premio è anche l’occasione di fare il punto in un momento importante. Sono stati tanti in realtà i momenti di passaggio nella mia vita. Ho cambiato molte cose, mentre crescevo cercavo di capire che donna stavo diventando. Già sfilavo a quindici anni, ho smesso di studiare e mi sono trovata a frequentare un mondo di adulti colti e importanti. Nessuna scuola di recitazione, ho imparato da loro a scoprire l’arte: Saint Laurent, Gaultier, Depardieu, Benigni, e l’insostituibile Marianne Sagebrecht. La mia educazione è incominciata con i viaggi nel mondo, aerei e città, incontri e lavoro, ma devo a loro il coraggio di fare il primo film a diciannove anni e indicare una strada".

Qualcuno in particolare?

"Un regista e un’attrice. Patrice Chéreau e Isabelle Adjani. Ho avuto la fortuna di assistere alla versione teatrale di La signora delle camelie. Da Isabelle ho capito che cos’è l’impegno, il lavoro e la devozione per la scena".

Le sfilate, 21 film, tre compagni, quattro figli, non è stato faticoso?

"Fino a un certo punto ho preteso molto, troppo, da me stessa. Dovevo liberarmi di una immagine forte del mondo della moda. C’è voluto tempo e, anche se non sembra, molta più fatica rispetto ad altre attrici. L’investimento maggiore è stato liberarmi dal peso delle critiche e diventare una donna libera".

Tra i tre film che ha scelto per l’omaggio a Locarno c’è Gainsbourg, in cui lei fa Bardot. Perché?

"Perché fu una sfida. Incominciavo a sentirmi più libera, ma come fare quel mito? Bardot veniva dalla danza classica ed era legata alla moda. Ho preso lezioni, una preparazione molto rigida. Ma a un certo punto ho detto: al diavolo regista e produttore, punto sulla sola cosa che mi importa: il suo permesso".

Bardot disse sì.

"Solo per quel sì, decisi di tentare il ruolo e di dare anche un pizzico di ironia al personaggio, pensando a tutto tondo a lei, a quello che ha fatto per le donne a quell’epoca, al mito e alla persona che diventò. Un giorno mi disse: adorata dagli uomini, ero come una bambina davanti alla pasticceria".

Come sceglie i ruoli?

"Ora mi colpiscono personaggi che parlano in profondità di cose che mi interessano come donna, il processo di liberazione, la conquista di una coscienza. Sono stata infelice per certe imposizioni che mi davo. Quando ho incominciato 25 anni fa le cose erano diverse, la donna-oggetto era una fatto nel mio mondo. Ora c’è un prima e un dopo. E ho molta attenzione anche per temi come il clima".

Per esempio La croisade appena presentato a Cannes e diretto da suo marito Philippe Garrel.

"È un film a cui teniamo molto, una favola morale del nostro tempo".

Naturale essere diretta da suo marito?

"Per me è stato fantastico. Ho visto nascere il progetto e la sceneggiatura di un mito del cinema come Jean-Claude Carrière. Io e Philippe abbiamo lavorato insieme tre anni fa per L’homme fidèle. Io ho scoperto un regista. Forse lui un’attrice".