di Giovanni Bogani Quel fischio sicuro di sé, quel fischio che era il segno distintivo del western spaghetti più famoso, fra quelli che arrivarono a sdrammatizzare l’epopea del West: Lo chiamavano Trinità, con Bud Spencer e Terence Hill. Beh, quel fischio lo ha inventato lui. Insieme a qualche altro quintale di note e di accordi. Lui è Franco Micalizzi, compositore e direttore d’orchestra. Lo chiamavano Trinità era la sua prima colonna sonora per il cinema. Fece la sua fortuna, quel film. E anche quella dei due strani tipi che sapevano risolvere tutto a sganassoni. Poi vennero altre colonne sonore: quella de L’ultima neve di...

di Giovanni Bogani

Quel fischio sicuro di sé, quel fischio che era il segno distintivo del western spaghetti più famoso, fra quelli che arrivarono a sdrammatizzare l’epopea del West: Lo chiamavano Trinità, con Bud Spencer e Terence Hill. Beh, quel fischio lo ha inventato lui. Insieme a qualche altro quintale di note e di accordi.

Lui è Franco Micalizzi, compositore e direttore d’orchestra. Lo chiamavano Trinità era la sua prima colonna sonora per il cinema. Fece la sua fortuna, quel film. E anche quella dei due strani tipi che sapevano risolvere tutto a sganassoni. Poi vennero altre colonne sonore: quella de L’ultima neve di primavera, melodramma che fece piangere tutte le mamme d’Italia nel 1974. E film "poliziotteschi", in cui le varie città d’Italia erano sempre "a mano armata". In tutto, più di ottanta film. E con la musica, non ha ancora finito.

Micalizzi, come iniziò tutto?

"Avrei dovuto fare l’avvocato. Ma a quattordici anni dissi a mia madre: cerca di capirmi, da domani mollo tutto e faccio musica. Ho fatto di tutto, i night club, sono stato anni all’estero…"

Negli anni ’60 lei arrangiava canzoni. Il cinema arrivò per caso o era il suo sogno?

"Era sempre stato il mio sogno. Da ragazzino, mi estasiavo nella sala cinematografica: la vita mi sembrava più grande, più solenne, più vera. Prima di arrivarci, ho lavorato tanto nella musica leggera: sono entrato nella Rca che ero bambino. Ho visto nascere mille carriere: Rita Pavone, Patti Pravo, Nada, Sergio Endrigo…"

Poi arrivò il cinema.

"Mi piaceva tantissimo Morricone, il suo modo di colorare musicalmente i film di Sergio Leone. Quando arrivò l’occasione, implorai il produttore di un film che stavano preparando, gli chiesi di darmi una possibilità. Lui si fidò: il film era Trinità".

Che cosa sentiva di avere di diverso da autori come Morricone?

"Morricone ha dato un cambio di passo radicale a tutta la musica da film: prima di lui, la musica stava ‘sotto’ il film. Con lui, la musica diventò protagonista. Ma lui veniva da studi classici, io dal jazz. Il mio approccio era del tutto diverso".

Anche Quentin Tarantino ha usato la musica di Trinità per il finale di Django Unchained. Che effetto fa?

"Tarantino ha sempre amato il cinema italiano, in particolare quello cosiddetto ‘di genere. Ha usato anche il tema di Italia a mano armata, sempre mio, per il finale di Grindhouse – A prova di morte. Io nella mia carriera non ho mai ricevuto un premio, non ho mai ricevuto nemmeno un ‘grazie’. L’omaggio di Tarantino ha avuto per me il valore di un riconoscimento, di un premio internazionale".

Con la musica la sua storia d’amore continua, però.

"Sì: ho sempre amato molto le novità, la musica giovane. Ho collaborato con un’orchestra hip hop, e fra i talenti giovani mi piace Mahmood. Fra l’altro, Sanremo l’ho vista da vicino: mio figlio era il batterista dell’orchestra del festival! Adesso ho prodotto i lavori di due cantanti: Erika Croce, un talento musicale spaventoso, e Nusia Gorgone, nata in Germania da genitori italiani".

Come vive questi mesi?

"Nella mia caverna, la mia stanza dei giocattoli. La musica è la mia vita, non posso fare altro che comporre. E sento di avere avuto una fortuna immensa".