Nel primo semestre dell’anno il vino italiano ha rialzato la testa. La riapertura – sia pur graduale – di bar, ristoranti, alberghi (HoReCa) ha ridato fiato al business delle cantine italiane che – secondo stime di winenews.it – non solo ha recuperato il terreno perso nel 2020 ma in molti casi fa addirittura meglio del 2019, l’ultimo anno ‘buono’. Resta comunque il fatto che, a parte alcuni grandi gruppi privati e cooperativi che hanno lavorato (eccome) con la Gdo, il 2020 del vino italiano ha perso il 24% del giro d’affari (pari a 3 miliardi di ricavi in meno , fonte www.annadimartino.it su Corriere della sera) e anche l’export dopo anni di crescita continua ha battuto in ritirata (-2,4%). E forse così si spiega il vorticoso giro di compravendite di aziende e marchi che ha contraddistinto il 2020 e il 2021, che in molti casi era iniziato anche prima, nel 2019. Aziende famigliari che passano la mano per mancanza di ricambio generazionale, ma anche investimenti da parte di fondi di private equity, oppure volontà di crescere allargando il perimetro del business da parte di chi è già grande. Il fondo Clessidra (famiglia Pesenti) ha acquisito il controllo di due gruppi di peso come Botter Carlo & C (230 milioni di fatturato) e Mondodelvino (112 milioni ). Botter, sede a Fossalta di Piave (VE), è uno specialista del Prosecco e dei vini veneti ed è tra i primi 5 esportatori italiani. Mondodelvino , creatura del forlivese Alfeo Martini, è specialista di bollicine e vini piemontesi e siciliani, grande esportatore (circa il 90%) e in Romagna controlla la tenuta Podere dal Nespoli della famiglia Ravaioli. L’ambizione del fondo Clessidra è di creare un polo vitivinicolo nazionale, con vocazione all’export. Clamorosa è stata l’acquisizione da parte di Marchesi Antinori (214 milioni di fatturato) della griffe friulana come Jermann, 170 ettari nel Collio, culla di vini icona come Vintage Tunina, Dreams, Red Angel. Tra Langhe e Monferrato la storica cantina Coppo di Canelli (Barbera, spumanti Metodo Classico, Moscato d’Asti) è entrata nel gruppo Dosio, realtà langarola, specialista di Barolo & C. Altro merger di grandi dimensioni è quello che ha visto Italian Wine Brands – quotato all’Aim, 214 milioni di fatturato, più di 60 milioni di bottiglie, 80% export - inglobare Enoitalia , primo imbottigliatore privato nazionale con 114 milioni di bottiglie. Altri movimenti: Renzo Rosso, patron di Diesel, uscito dalla catena NaturaSì, è salito al 7,5% (ed entrato nel Cda) di Masi Agricola, grande realtà della Valpolicella. Recente una acquisizione nel panorama marchigiano: il gruppo Luciana Mosconi, leader nella pasta secca all’uovo, ha acquisito il controllo di una cantina di prima fascia del Verdicchio di Matelica, la Monacesca, con vini icona pluripremiati come ‘Mirum’. In Emilia Romagna recenti passaggi di mano hanno interessato la tenuta Venturini Baldini nel Reggiano (lambrusco + aceto balsamico) ceduta alla famiglia Prestia. O la cessione di una tenuta storica del territorio di Modigliana In Romagna, Ronchi di Castelluccio, con vini icona come Ronco delle Ginestre e Ronco dei Ciliegi, ai fratelli Paolo e Aldo Rametta che insieme al socio Cristiano Vitali già gestiscono Poggio della Dogana, cantina di Castrocaro Terme - Terra del Sole, nel cuore della Romagna.

Lorenzo Frassoldati