“Martin Eden”: Luca Marinelli (36 anni) con il regista Pietro Marcello, 44 anni
“Martin Eden”: Luca Marinelli (36 anni) con il regista Pietro Marcello, 44 anni
di Andrea Martini Anche per Pietro Marcello, come per molti registi e interpreti, il rapporto con i premi è scivoloso. Sono ovviamente desiderati; ma se non arrivano, basta prenderla con ironia, come fa fortunatamente il regista di Martin Eden, candidato agli Efa per 4 Oscar europei, ma rimasto a mani vuote: "Le giurie sono come la roulette, qualche volta abbiamo ottenuto premi che magari non meritavamo, altre invece non ci hanno premiato pur meritandolo. In questa occasione speravo che fosse premiato Marinelli che ha fatto un lavoro straordinario". Il film era stato premiato a Venezia proprio con la coppa Volpi per Luca Marinelli. "Martin Eden è piaciuto molto in Usa, ma gli italiani non lo hanno selezionato per gli Oscar. Niente ai David, quasi niente ai Nastri. Fortunatamente non sono gli italiani a scegliere...

di Andrea Martini

Anche per Pietro Marcello, come per molti registi e interpreti, il rapporto con i premi è scivoloso. Sono ovviamente desiderati; ma se non arrivano, basta prenderla con ironia, come fa fortunatamente il regista di Martin Eden, candidato agli Efa per 4 Oscar europei, ma rimasto a mani vuote: "Le giurie sono come la roulette, qualche volta abbiamo ottenuto premi che magari non meritavamo, altre invece non ci hanno premiato pur meritandolo. In questa occasione speravo che fosse premiato Marinelli che ha fatto un lavoro straordinario".

Il film era stato premiato a Venezia proprio con la coppa Volpi per Luca Marinelli. "Martin Eden è piaciuto molto in Usa, ma gli italiani non lo hanno selezionato per gli Oscar. Niente ai David, quasi niente ai Nastri. Fortunatamente non sono gli italiani a scegliere i film per gli Efa altrimenti non saremmo mai arrivati neanche qui. Il vero premio comunque è che il film è stato venduto quasi in tutto il mondo".

Il “New York Times” lo ha indicato fra i migliori film dell’anno in due classifiche, e in quella di un critico “Martin Eden” è al primo posto. Forse è più che un premio.

"La curiosità degli americani nasce dal fatto che è un romanzo americano. In molti hanno detto di aver riscoperto il libro che non è molto popolare ed è stato aspramente criticato all’epoca. A loro piacevano i romanzi di Jack London dove i protagonisti sono gli animali invece Martin Eden per gli americani è sempre stato un romanzo storto, sbagliato perché è un attacco all’individualismo che è alla base della loro cultura. Un ragazzo povero che si fa da solo e poi s’ammazza. Non è un personaggio che può entrare nel cuore degli americani".

Lei ha detto più di una volta che “Martin Eden” è un romanzo predittivo.

"È un libro del 1909 e c’era già a tinte fosche quello che sarebbe stato il futuro del secolo, il futuro fatto di tragedie: vi è già dentro Mussolini, Hitler, Stalin e l’Europa che brucia degli anni ’40. Oggi nessuno parla dei ricorsi storici, si parla solo di neoliberalismo. Ma attenzione: Per me Martin Eden è un eroe negativo, non lo amo, sono con lui finché fa sacrifici, poi diventa artista famoso e non sa più raccontare storie, perché ha perso il contatto con la realtà e tradisce la sua classe di appartenenza".

Sembra che l’ambientazione napoletana del romanzo abbia reso più contemporaneo il personaggio.

"Il romanzo è già europeo nello spirito e l’attore non poteva che essere italiano. Ho pensato a Marinelli fino dal primo momento. Avevo bisogno di un interprete capace di attraversare questa parabola da sottoproletario sfigato e malandrino a scrittore acuto e di successo. Per me film è sempre dietro all’attore: come quando vai in un grande museo: vedi il quadro, il soggetto, e non il pittore".

Lei ha sceneggiato il film con Maurizio Braucci e ne è stato anche produttore.

"Se avessimo portato la sceneggiatura a un produttore il film non sarebbe mai nato. Io sono abituato a lavorare artigianalmente. Si avvicinano al documentario Bella e perduta o In bocca del lupo, ed è un respiro che io non ho mai cambiato. Preferisco fare film imperfetti e continuare a immaginare liberamente piuttosto che fare film a tavolino, decisi prima".

Usa ancora la pellicola?

"Sono direttore della fotografia, amo la camera oscura, sviluppo la pellicola, faccio film di famiglia, adoro gli archivi che amo molto più della finzione. Ho tutti gli obiettivi, faccio restauri, ho tutte le attrezzature, sono un artigiano tecnico e mi diverto come i cineamatori degli anni ’70. Ci divertiamo tra amici: io non voglio fare film monumentali, voglio fare film, magari senza troppe pause".

A cosa sta lavorando oggi?

"Ancora il progetto non è ben definito. Sto lavorando con Alice Rohrwacher e Francesco Munzi a un reportage. Non sappiamo bene cosa sarà alla fine ma si tratta di un viaggio in Italia per sapere cosa pensano i giovani. Noi vogliamo essere al loro servizio filmandoli e ascoltandoli, ognuno dalla propria realtà e con le proprie esigenze, con le evidenti differenze fra regioni o fra città e campagna. Un tipo di reportage che una volta avrebbe fatto la televisione".