Un fotogramma della pubblicità di un detersivo che rese famoso Franco Cerri
Un fotogramma della pubblicità di un detersivo che rese famoso Franco Cerri
di Piero Degli Antoni Il destino fa dei giri immensi e poi ti prende alle spalle. Non conta se sei uno dei migliori, o forse il migliore jazzista italiano, non conta se hai suonato con Chet Baker, Gerry Mulligan, Billie Holiday, Django Reinhardt tutto questo non vale. Ciò che resterà ai posteri è l’immagine di un uomo immerso vestito nell’acqua, per sempre sarai soprannominato “L’uomo in ammollo“. È stato questo il beffardo destino di Franco Cerri, scomparso ieri a Milano all’età di 95 anni, musicista jazz geniale, persona gentile, misurata, educata. "Le sette note e le tre chitarre salutano con tanto affetto Franco Cerri, grande musicista e grande uomo. Fai buon viaggio, babbo": così lo ha salutato il figlio Nicolas, in un post su Facebook. Come s’è detto, il...

di Piero Degli Antoni

Il destino fa dei giri immensi e poi ti prende alle spalle. Non conta se sei uno dei migliori, o forse il migliore jazzista italiano, non conta se hai suonato con Chet Baker, Gerry Mulligan, Billie Holiday, Django Reinhardt tutto questo non vale. Ciò che resterà ai posteri è l’immagine di un uomo immerso vestito nell’acqua, per sempre sarai soprannominato “L’uomo in ammollo“.

È stato questo il beffardo destino di Franco Cerri, scomparso ieri a Milano all’età di 95 anni, musicista jazz geniale, persona gentile, misurata, educata. "Le sette note e le tre chitarre salutano con tanto affetto Franco Cerri, grande musicista e grande uomo. Fai buon viaggio, babbo": così lo ha salutato il figlio Nicolas, in un post su Facebook.

Come s’è detto, il popolo della tv l’ha conosciuto come l’uomo in ammollo, quello che vestito puntualmente in camicia e cravatta per tredici anni era rimasto immerso nell’acqua fino alla gola per decantare le proprietà di una marca di detersivo che sconfiggeva lo sporco impossibile. Al casting della pubblicità aveva partecipato anche Peter Sellers, ma alla fine avevano scelto lui.

Erano molti, molti di meno, quelli che sapevano la vera arte di Franco Cerri: non tanto di restare in ammollo con un bel sorriso soddisfatto, quanto di suonare a meraviglia la chitarra (e altri strumenti). Non era stata generosa la vita con lui: nato in una famiglia poverissima a Milano, aveva cominciato a lavorare come muratore.

"Ricordo certe mattinate gelide e la fatica, ma ricordo anche la soddisfazione di portare a casa dei soldi, perché a casa soldi non ce n’erano", raccontava in una vecchia intervista. Poi venne promosso: ascensorista. Molti anni su e giù nelle cabine finché , "in odore di servizio militare", venne licenziato.

E la musica?, direte voi, e il conservatorio? Seee, quello era un sogno. Unico strumento in suo possesso: una chitarra costata 98 lire, quando aveva 17 anni. "La prima chitarra me la portò una sera mio padre, dicendo “ho visto che sei appassionato. Ma i soldi per le lezioni non ci sono. Devi arrangiarti“". E Franco Cerri si arrangiò, testa bassa e lavorare, secondo le abitudini del popolo della pianura.

La vera svolta venne dall’incontro con Gorni Kramer, leggendario maestro che furoreggiò in molte trasmissioni televisive in bianco e nero. "Cominciai a suonare in un’orchestra – raccontò una volta Cerri – ma andavo a orecchio. Per caso una sera arrivò Gorni Kramer, sembrava un domatore di leoni. Chiese se qualcuno fra noi conosceva dei brani americani, io ero l’unico. Suonammo insieme. La gente ballava al ritmo dello swing. Da allora per vent’anni lo seguii in giro per il mondo. Ci esibimmo con il Quartetto Cetra, con Natalino Otto".

Poi il grande giro: l’amicizia con Enzo Jannacci, con Giorgio Gaber ("Lo incoraggiai a suonare la chitarra nonostante avesse una mano semiparalizzata per un incidente subito da piccolo"), e i grandissimi del jazz: Django Reinhardt ("Siamo stati amici"), Duke Ellington ("Col mio gruppo aprivamo la serata, lui se ne stette in platea ad ascoltare, alla fine mi disse: “very good music“"), Chet Baker ("ci frequentammo a lungo, si drogava di brutto dopo aver conosciuto Charlie Parker"), Billie Holiday ("Ho suonato con lei una volta"), Gerry Mulligan ("a lui piaceva da matti come suonavo, era capace di chiamarmi da Parigi o Amsterdam per chiedermi di organizzare una jam session per la sera dopo"). Nel 1980 formò un duo con il pianista Enrico Intra, con il quale fondò la “Civica Scuola di Jazz“ di Milano.

Insomma un curriculum da paura. Eppure, per noi mansueti divoratori di piccolo schermo, resterà per sempre l’uomo in ammollo, anche se lui non se ne crucciava, anzi se ne stupiva: "Alle casalinghe ho regalato un sogno un po’ farlocco. Mi chiedevo: come è possibile che la gente mi fermi per strada, mi chieda un autografo?". Infinite sono le vie del successo.