di Giovanni Bogani Era un cinema di liceali che seducevano professori e di bottiglie di Punt e Mes, di infermiere nelle corsie dei militari e di pacchetti di sigarette in bella evidenza. Di ripetenti che fanno l’occhietto al preside e di whisky J&B. Di pubblicità occulte e di seni generosamente esibiti. Era il mondo di Mariano Laurenti, scomparso ieri a 92 anni a Gubbio. È stato il re della commedia erotica all’italiana degli anni Settanta. E con quel cinema, popolare, snobbato e rivalutato da tanti, persino da Quentin Tarantino, lui ha raccontato un mondo. Un’Italia che si era lasciata...

di Giovanni Bogani

Era un cinema di liceali che seducevano professori e di bottiglie di Punt e Mes, di infermiere nelle corsie dei militari e di pacchetti di sigarette in bella evidenza. Di ripetenti che fanno l’occhietto al preside e di whisky J&B. Di pubblicità occulte e di seni generosamente esibiti.

Era il mondo di Mariano Laurenti, scomparso ieri a 92 anni a Gubbio. È stato il re della commedia erotica all’italiana degli anni Settanta. E con quel cinema, popolare, snobbato e rivalutato da tanti, persino da Quentin Tarantino, lui ha raccontato un mondo. Un’Italia che si era lasciata alle spalle da tempo le macerie della guerra, le lunghe camminate per Roma di Ladri di biciclette, ma anche la miseria dei Soliti ignoti. Un’Italia che, in anni turbolenti fra attentati, scontri di piazza e stragi, cercava rifugio nei seni perfetti di Edwige Fenech, nella giovinezza maliziosa di Gloria Guida. La bruna e la bionda, le due protagoniste dell’epoca d’oro della commedia sexy.

Nato a Roma nel 1929, Laurenti aveva iniziato prestissimo a lavorare a Cinecittà. A vent’anni era segretario di edizione in Totò sceicco, poi aiuto regista per Bolognini, per Dino Risi e per Steno. Nel 1967 gli viene affidata la regia di un musicarello, I ragazzi di Bandiera Gialla: se aguzzate lo sguardo, trovate un Renato Zero giovanissimo, magro come un fachiro indiano. Poi arriveranno Franco e Ciccio, con cui gira nel 1970 Satyricosissimo, parodia del Fellini Satyricon uscito l’anno precedente. E nel ruolo di Poppea, ecco una giovane attrice algerina: Edwige Fenech.

Da allora, fu Edwige la regina del suo cinema. Con un film diventato cult soprattutto per via del titolo, che prometteva molto più di quanto in effetti mantenesse. Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda era uno dei molti film “decamerotici“, varianti Omicron dal Decameron di Pier Paolo Pasolini. Edwige ha una cintura di castità, ma nel film sarà assai inutile.

Lo stesso anno la Fenech sarà La bella Antonia, prima monica e poi dimonia. Nel 1975, dirige la Fenech ne Il vizio di famiglia, con uno strepitoso Renzo Montagnani finto cameriere gay, in sofferenza estrema di fronte a una Fenech sempre più provocante.

Ma la seconda metà degli anni Settanta sarà colorata del biondo dei capelli di Gloria Guida. L’affittacamere nel 1976, La liceale nella classe dei ripetenti nel 1978, L’infermiera di notte lo stesso anno, La liceale seduce i professori nel 1979. Il mondo intorno, però, stava cambiando. Le storie di liceo, di caserme, di palestre cominciavano a odorare di vecchio.

Laurenti riesce a reinventarsi con un altro caschetto biondo, quello di Nino D’Angelo: inaugura il filone romantico sentimentale con Un jeans e una maglietta nel 1983, seguito da La discoteca, Uno scugnizzo a New York, Popcorn e patatine.

Ha sempre puntato il timone dove i desideri del pubblico andavano. E ha lasciato impresso, sui fotogrammi della pellicola, la bellezza assoluta di Edwige Fenech. Dovremmo ringraziarlo, già per questo.