Silvio Danese Almodovar sì, Almodovar no. Quanto divide questa diversa versione di uno stile? Proprio qui a Venezia, da L’indiscreto fascino del peccato a Donne sull’orlo di una crisi di nervi è cresciuto il primo grande consenso per questo ex hippy di estrazione contadina. Consenso per aver...

Silvio

Danese

Almodovar sì, Almodovar no. Quanto divide questa diversa versione di uno stile? Proprio qui a Venezia, da L’indiscreto fascino del peccato a Donne sull’orlo di una crisi di nervi è cresciuto il primo grande consenso per questo ex hippy di estrazione contadina. Consenso per aver scoperto e imposto un modo di guardare all’amore, dunque alla famiglia, ai generi, alla maternità e alla paternità, alla morale, con i colori della trasgressione, prima, e poi con i simboli di una società in corsa tra emancipazione e promiscuità, versando nei sentimenti una tensione melò estratta da Hitchcock. È in questa chiave che Madres paralelas convince, al di là di forzature e cadute, che ci sono. Una fotografa in attesa di una figlia, e in attesa dei permessi per dissotterare parenti dalle fosse comuni del franchismo, condivide la stanza del parto con una minorenne. Non dimenticando di raccontare le doglie del parto come un’estrazione di urla e futuro, la commedia dello scambio di bebè si fonde a un giallo delle identità che esclude un mondo maschile di ragazzetti violentatori e professionisti sposati, in eco con le ferite aperte della storia. Nascono due femmine, naturalmente. Quasi metà film è raccontato in primi piani delle attrici. A un certo punto, circondati da madri, bambine, amiche, madri di madri, sembra di stare nell’inverso dei polizieschi tutto-maschi. Al posto di pugni, pistole, vendette, c’è un thriller “labirinto di passioni“ più interessato al labirinto che a spingere le passioni.