di Lorenzo Frassoldati

Perdisa: un cognome che in agricoltura ha una storia importante. E ora anche nel mondo del vino. La tenuta Palazzona di Maggio, di proprietà della famiglia da quattro generazioni, a metà strada tra Bologna e Imola, è dominata dalla villa settecentesca (oggi ristrutturata) già proprietà dei conti Malvezzi, in una zona di grande rilievo storico e paesaggistico, nelle vicinanze del borgo medioevale di San Pietro di Ozzano. Questo era il buen retiro, la passione segreta del professor Luigi Perdisa, illustre cattedratico e studioso di scienze agrarie all’Ateneo bolognese. Qui mise a dimora, sin dai primi anni Sessanta del secolo scorso, vitigni internazionali come Cabernet Franc, Chardonnay, Pinot Grigio e Merlot (intuizione davvero lungimirante per quei tempi) senza trascurare le autoctone Sangiovese e Albana che qui trovano uno dei loro terreni di elezione. Oggi i giovani Federico e Filippo con mamma Antonella e papà Alberto (nipote del prof. Luigi) seguono la strada dell’illustre capostipite, da cui hanno ereditato l’attenzione a salvaguardia dell’ambiente e sostenibilità.

Spiega Alberto: "Utilizziamo prodotti fitosanitari naturali e innovativi a base di argille, rocce vulcaniche e diatomee in sostituzione del rame e addirittura oli e grassi biodegradabili per le macchine agricole. Le erbe infestanti vengono controllate attraverso frequenti lavorazioni meccaniche del terreno e le principali operazioni in vigna sono effettuate manualmente". Oggi le varietà coltivate sono le stesse del capostipite su una superficie a vite di 15,50 ettari su un totale di circa 60 della tenuta. I vigneti sono ubicati tra 80 e 170 metri di altitudine in terreni da alluvioni argillose e sabbia e accarezzati da un microclima con elevata escursione termica e ventilazione. "Per avere un livello olfattivo e gustativo più ampio e la più fedele espressione di territorio e vitigno – aggiunge Federico – usiamo solo lieviti indigeni presenti sulla buccia".