Thomas Mann (1875-1955), premio Nobel per la Letteratura nel 1929. Lasciò la Germania all’avvento del nazismo
Thomas Mann (1875-1955), premio Nobel per la Letteratura nel 1929. Lasciò la Germania all’avvento del nazismo
di Antonio Patuelli Nella concezione dell’Europa, gli italiani sono spesso condizionati dall’eredità culturale dell’antica Roma che fa sì che, per abitudine, anche le carte geografiche italiane dell’Europa abbiano al centro l’Italia, com’era duemila anni fa. Invece, basta andare oltr’Alpe per vedere le carte geografiche d’Europa con al centro la Francia e la Germania, divise dal grande fiume Reno, con la Scandinavia, la penisola iberica, l’Italia e la Grecia di contorno. In effetti il grande fiume Reno, da settant’anni nella pace, è ora il centro, il...

di Antonio Patuelli

Nella concezione dell’Europa, gli italiani sono spesso condizionati dall’eredità culturale dell’antica Roma che fa sì che, per abitudine, anche le carte geografiche italiane dell’Europa abbiano al centro l’Italia, com’era duemila anni fa. Invece, basta andare oltr’Alpe per vedere le carte geografiche d’Europa con al centro la Francia e la Germania, divise dal grande fiume Reno, con la Scandinavia, la penisola iberica, l’Italia e la Grecia di contorno.

In effetti il grande fiume Reno, da settant’anni nella pace, è ora il centro, il perno dell’Europa, come lo è stato nelle sanguinose guerre degli ultimi due secoli.

Tutto questo l’aveva ben compreso Thomas Mann, il grande scrittore tedesco (esule negli anni del nazismo), noto in Italia soprattutto per La morte a Venezia, che nel 1926 trascorse una decina di giorni a Parigi lasciando un intellettualmente prezioso diario di viaggio, solo ora pubblicato per la prima volta in Italia (Resoconto parigino, L’orma editore). Il viaggio di Mann a Parigi si realizzò pochi anni dopo la fine della terribile prima guerra mondiale, quando il nazismo e la furiosa seconda guerra mondiale non erano ancora all’orizzonte. In quel contesto del 1926, di ripresa del dialogo fra tedeschi e francesi, si sviluppò la permanenza di Thomas Mann in una Parigi che appare, come oggi dopo la Brexit, la principale capitale d’Europa, piena di intellettuali, allora anche di tanti esuli russi fuggiti dopo la rivoluzione bolscevica, e con molti luoghi e locali facilmente identificabili ancora oggi.

Mann intuì nitidamente, già in quel 1926, che l’unità europea deve essere "il frutto della razionalità più elementare e della nuda necessià" e che l’Europa può esistere solo come "un tutto unitario", oppure è destinata a crollare, con la necessità che "la tendenza alla concordia, al compromesso e alla pace" prendano sempre il sopravvento, con "l’emancipazione della ragione" sulle passioni.

Mann era nitido nel constatare che l’unità e il futuro dell’Europa dipendevano e dipendono innanzitutto dai buoni rapporti tra francesi e tedeschi, i due grandi popoli che si erano più duramente scontrati per secoli alla ricerca dell’egemonia nel vecchio continente.

Ma Thomas Mann, già nel ‘26, aveva anche ben chiaro che la pace e l’Europa unita possono e debbono sussistere basandosi sulle "possibilità e il futuro della libertà in Europa", quando il grande scrittore già allora annotava che l’idea di libertà era in crisi "e con essa pure il suo concetto complementare, ossia la giustizia". Insomma, senza essere passatisti, cioè nostalgici del passato, né futuristi, cioè elogiatori preconcetti del futuro, occorre conoscere bene le esperienze soprattutto dei due ultimi secoli per evitare che gli Stati europei ricadano in altre fallaci e drammatiche esperienze.