di Pierluigi Masini

Architetto, musicofilo, giornalista, collezionista d’arte contemporanea, teorico dell’architettura e in passato docente di Estetica al Politecnico di Milano. Maurizio De Caro è un appassionato indagatore della contemporaneità e da poco ha assunto l’incarico di coordinatore del corso di specializzazione in Estetica, Luce e Progetto e docente di teoria ed estetica della progettazione per la Laba, Libera Accademia di Belle Arti di Brescia.

Accademia di Belle Arti, una dizione antica...

"Un luogo libero, dove scambiarsi emozioni e pensieri, come nel terreno regalato dall’eroe Academo agli ateniesi. Si esprime nello spazio fisico dell’imprevedibilità, affinché il talento possa trovare occasioni di confronto. E’ attuale perché si rivolge ai nuovi discepoli della creatività contemporanea che vogliono modificare gli oggetti del mondo, liberandosi dalle sovrastrutture accumulate".

Il progetto per la Laba in cosa si differenzia?

"Nel cercare risposte alle nuove esigenze della creazione, nel potenziale intellettuale che ciascun allievo ha dentro di sé: una sorta di maieutica in grado di portare alla luce le forme nascoste negli abissi del pensiero. Tutto questo rende necessario dare al luogo un significato innovativo ma concreto, dove la filosofia del progetto e la capacità manageriale possano finalmente coniugarsi nello spirito neo-rinascimentale e delle avanguardie storiche".

Un nuovo Bauhaus, cent’anni dopo?

"È un termine tornato di moda e l’idea originaria è profondamente attuale. Anzi: è il “telaio concettuale” della nostra capacità di creazione. Il design in tutte le declinazioni disciplinari ha bisogno di ritrovare questa condizione intellettuale che instauri flussi di scambio teorico tra l’idea e la forma, indipendentemente dalle considerazioni commerciali. La Scuola tedesca è stata in grado di imporre non solo una serie di oggetti, ma modelli esistenziali, ha cambiato la percezione delle nostre consuetudini abitative. La pandemia ci spinge a rivedere tutti i paradigmi esausti del passato, nell’alveo di una rinnovata attenzione morale come forma più alta della bellezza. Questa è l’idea di una scuola contemporanea".

Come intende attuare il nuovo Umanesimo?

"Non è semplicemente un ritorno retorico a condizioni inattuabili, ma il conseguimento di una nuova dottrina generale che possa coniugare arte, disegno, architettura e struttura teorica, una letteratura capace di ritrovare il piacere del racconto. Ogni progetto è un romanzo che noi percepiamo solo per quello che l’autore vuole farci capire. L’umanesimo è un principio che pone la cultura al centro della società e deve creare le condizioni ambientali per una nuova forma di civiltà dove l’antica idea della “tecnica” permea ogni momento del pensiero materiale e immateriale. Laba è un amplificatore naturale di queste dottrine e parte dalla creazione di dialettiche originali tra discipline diverse, lontane dal condizionamento retorico dei contesti “accademici” sclerotizzati".

Insegnare vuol dire educare?

"Noi cerchiamo il meglio che l’allievo ha accumulato dentro di sé. Laba vuole creare professionisti del progetto che siano capaci di dare alla società di domani le giuste risposte per trasformare “ogni bisogno etico in modello estetico”".