Nino Castelnuovo con Paola Pitagora nella versione tv de I promessi sposi (1967)
Nino Castelnuovo con Paola Pitagora nella versione tv de I promessi sposi (1967)
di Piero Degli Antoni Resterà per sempre nella memoria degli italiani come il pacioso Renzo dei primissimi Promessi Sposi (quelli di Sandro Bolchi), sia per l’atletico salto della staccionata con cui reclamizzava la marca di un olio di semi. Eppure Nino Castelnuovo, morto lunedì a Roma a 84 anni dopo una lunga malattia, aveva partecipato anche a film di tutto rispetto: Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi, Il gobbo (1960) di Carlo Lizzani, un capolavoro come Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, fino al più recente Paziente inglese (1996). Nonostante questi allori, tuttavia,...

di Piero Degli Antoni

Resterà per sempre nella memoria degli italiani come il pacioso Renzo dei primissimi Promessi Sposi (quelli di Sandro Bolchi), sia per l’atletico salto della staccionata con cui reclamizzava la marca di un olio di semi. Eppure Nino Castelnuovo, morto lunedì a Roma a 84 anni dopo una lunga malattia, aveva partecipato anche a film di tutto rispetto: Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi, Il gobbo (1960) di Carlo Lizzani, un capolavoro come Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, fino al più recente Paziente inglese (1996). Nonostante questi allori, tuttavia, Castelnuovo era entrato nelle case degli italiani come il Renzo Tramaglino televisivo e non ne era più uscito.

Con un’espressione un po’ così, di giocondo lombardo spensierato, Castelnuovo cozzava con il fascino esplicitamente sensuale di una Paola Pitagora ingabbiata nelle timorose vesti di Lucia Mondella. Se c’era una coppia che non aveva da sposarsi, era proprio quella. Eppure sullo schermo – complice il fatto che allora di reti ce n’erano solo due – l’idillio contrastato dei due giovani aveva riscosso l’interesse di 18 milioni di italiani.

Anche se del capolavoro manzoniano in seguito venne fatta una seconda versione che pure arruolò nella parte di don Abbondio addirittura Alberto Sordi, per gli italiani l’unico, vero Promessi Sposi televisivo, è rimasto quello di allora, anno 1967, nonostante le riprese in bianco e nero e il ritmo letargico che oggi inevitabilmente spingerebbe chiunque a premere un altro tasto sul telecomando.

La sua salute non era ottima: fin dai 35 anni soffriva di glaucoma, una malattia agli occhi che aveva gradatamente limitato la sua capacità visiva. Negli ultimi dieci anni aveva una vista ridotta al minimo. "È una malattia subdola perché mi rende dipendente per molte cose dagli altri", aveva dichiarato. Aveva un figlio, nato dalla relazione con l’attrice Danila Trebbi, dal 2010 era sposato con l’attrice Maria Cristina De Nicola.

Nino Castelnuovo aveva frequentato la scuola del Piccolo Teatro di Milano, e aveva imboccato la strada dello spettacolo come collaboratore di Cino Tortorella nelle vesti del Mago Zurlì. In un’intervista Castelnuovo indicava quello preferito tra i film da lui interpretati: Les parapluies de Cherbourgh, 1964, di Jacques Demy, un musical che Castelnuovo aveva portato al successo al fianco di Catherine Deneuve. Il film, niente niente, aveva vinto la Palma d’oro a Cannes nel 1964: l’attore lecchese frequentava ed era apprezzato dalla crema del cinema europeo. Per dire, aveva lavorato con Jean Paul Godard in un episodio di Amore e rabbia, così come aveva girato sotto la direzione di Vittorio De Sica in Un mondo nuovo.

Tra gli ultimi suoi lavori televisivi va senz’altro segnalata la fiction Le tre rose di Eva (seconda e terza stagione) trasmessa da Canale 5. Tanto onore, tanta gloria, ma lo ricorderemo sempre e comunque come il gentile Renzo che affronta e supera con candida tenacia gli ostacoli che lo separano dalla sua Lucia.