La sua casa è la Cappella del Guarini, meraviglia barocca del Duomo di Torino. Ma anche se al momento non è visitabile, il fascino della Sindone, mostrata solo in occasione delle ostensioni pubbliche, resta comunque intatto. Per saperne di più sul famoso lenzuolo di lino – che secondo i tre Vangeli (Matteo 27,59; Marco 15,46; e Luca 23,53) avrebbe avvolto il corpo di Cristo per la deposizione nel sepolcro – si può fare un giro al Museo della Sindone nella cripta della chiesa del SS. Sudario. Ma se ne può ’rivivere’ la storia anche sugli Itinerari Sindonici: più di 90 chilometri di sentieri, nelle valli di Lanzo e 4 percorsi che ripercorrono le tappe del trasferimento del Sacro Lino da Chambéry a Torino: spostamento voluto da Emanuele Filiberto di Savoia (1528-80) nel 1578 per mettere al sicuro la Sindone nella nuova capitale del Ducato.

Tracce del suo passaggio in val d’Ala, in valle del Malone e Ciriacese, e nella valle di Viù e Richiaglio, sono visibili in dipinti e affreschi, come nell’architettura devozionale. Due direttrici di collegamento tra Alta Moriana (valle della Savoia), le valli di Lanzo e Torino: la prima tocca la val d’Ala, colle Arnas, Balme, Voragno, Lanzo, Germagnano, Ciriè e Nole; la seconda incrocia valle di Viù, Colle Autaret, Usseglio, Fucine, Richiaglio, Biolaj, Colle Portia, Grange Brione e castello di Lucento fino al capoluogo. C’è pure il kit del pellegrino, con tanto di timbri e credenziali. Nelle valli di Lanzo si può percorrere il Sentiero delle apparizioni mariane (da Chiaves al Santuario di Marsaglia), il Sentiero dei Frati e quello dei Pellegrini.

Giuseppe Di Matteo