Thomas Degasperi in smoking davanti al. Grand Hotel Excelsior per un’esibizione al Lido di Venezia durante il Festival del Cinema (foto di Elena Ciurletti)
Thomas Degasperi in smoking davanti al. Grand Hotel Excelsior per un’esibizione al Lido di Venezia durante il Festival del Cinema (foto di Elena Ciurletti)

"Mi raccomando, restate uniti e fate i bravi...". Prima che la pandemia esplodesse, quando ancora si pensava che il virus non avrebbe fermato il pianeta, Thomas Degasperi, campionissimo di sci nautico, è volato negli Usa per le prime prove del campionato del mondo. Ora, in attesa come tutti di capire quale futuro l’attenda, guarda l’Italia da lontano. Lo sci nautico è la sua vita. Da vent’anni è uno dei nostri migliori atleti in una disciplina molto più impegnativa di quanto si possa immaginare: quando gareggiano, o si allenano, i campioni si abituano ad accelerazioni da 20 a 100 chilometri orari in 8 metri, ovvero in meno di un secondo. Roba che nemmeno un’auto di Formula 1 è capace di tanto. Ci vuole un fisico bestiale, canta Luca Carboni, e Degasperi conferma. "Bisogna sopportare una pressione fra i settecento e gli ottocento chili. Per questo oltre alla tecnica – spiega – bisogna dedicarsi ogni settimana ad almeno quattro o cinque allenamenti in palestra".

Tanti sacrifici?

"No, guardi, nessun sacrificio particolare, molto divertimento, questa vita mi piace e se sono ancora qui dipende da questo".

Ha iniziato da piccolo?

"Sì, avevo appena cinque anni, ma è venuto spontaneo farlo perché mio padre e mia madre d’estate gestiscono un centro per lo sci nautico sul lago di Caldonazzo. Quindi era scritto che prima o poi avrei provato. Così è stato".

Non praticava altri sport?

"Sì, praticamente tutti, dal calcio al tennis, e anche nello sci alpino da ragazzino andavo forte, ma tutto era in funzione dello sci nautico".

Quando ha capito che questa sarebbe stata la sua vita?

"Nel 2001 quando ho vinto i campionati europei under 21: l’allenatore mi disse che se avessi vinto mi avrebbe convocato per i mondiali. Così è stato e mi sono anche piazzato quarto assoluto, il più giovane a gareggiare e a un solo passo dal podio".

E cos’è cambiato in quel momento?

"Nel 2002 mi sono trasferito negli Stati Uniti perché l’università della Lousiana mi ha offerto una borsa di studio: ho vissuto nel college per quattro anni, mi sono laureato in marketing e mi sono confrontato con i migliori atleti del mondo".

Un’esperienza bellissima...

"Sì, è stato come vivere in un film. Negli Stati Uniti c’è grande passione per gli sport individuali e quando porti la maglia di un college senti l’affetto di tutti".

Ha cambiato allenatore?

"No, l’allenatore è sempre stato e sempre sarà papà. Lui è un insegnante di fisica che proprio grazie al suo approccio scientifico ha introdotto tecniche prima impensabili. Non allena solo me, ma altri campioni azzurri".

Qual è l’emozione più forte che prova quando gareggia?

"Oltre all’adrenalina che sale in ogni sport competitivo, la velocità, quelle accelerazioni pazzesche quando imposti una curva... provare per credere".

Lei si divide fra Italia e Stati Uniti.

"Sì, abitualmente durante l’estate mi trasferisco in Europa, negli altri periodi giro il mondo. Sono reduce dall’Australia dove ho partecipato all’ultima sfida per i Moomba Masters: l’anno scorso avevo vinto, quest’anno un più che onorevole secondo posto in quella che è di fatto la coppa del mondo dello sci nautico".

Lei non è più un ragazzino...

"Sì, ma il dato anagrafico non mi interessa. Finché il fisico me lo permette, ottengo questi risultati e mi diverto, continuo".

Per vincere un altro titolo?

"Quello di sicuro".